giovedì 19 febbraio 2015

Chi di voi vorrebbe andare su Marte?



POSTATO DAL PROF. DI ITALIANO R.S.

Sempre ieri, 18 febbraio 2015, la Repubblica ha pubblicato anche questo articolo; è un articolo piuttosto stupido (anche i migliori giornali ogni tanto hanno delle cadute di stile e la Repubblica ultimamente di cadute ne ha parecchie!), ma vi invito ugualmente a leggerlo, perché affronta alla lontana un argomento di cui dovremo occuparci tra un po’: la scelta di cosa fare “da grandi”, nel vostro caso la scuola a cui iscriversi dopo la Terza Media. Intanto cominciamo da qui: da grandi voi vorreste andare su Marte o partecipare a un reality?

 

"Sarò il primo italiano su Marte
faccio sul serio, non è Star Trek"
Pietro Aliprandi, 25 anni, studente di Conegliano Veneto è l'unico connazionale tra i 100 selezionati per la missione del progetto Mars One

di ANNA LOMBARDI


"VOGLIO conquistare la vetta di Marte. La montagna più alta dell'intero sistema solare...". Pietro Aliprandi, venticinquenne di Conegliano Veneto con la passione per lo spazio e la montagna, potrebbe anche farcela: è a un passo dall'essere catapultato nello spazio. Unico italiano a imporsi sui 200mila candidati del progetto "Mars One", fra i 100 potenziali astronauti che potrebbero essere i primi umani a volare su Marte. "Dovrò superare un'altra prova che ridurrà il numero dei partecipanti a ventiquattro, dodici uomini e dodici donne", spiega. Già. Star Trek incontra il Grande Fratello. Perché Mars One è un po' esplorazione scientifica un po' reality show, una missione di sola andata, per colonizzare Marte sotto gli occhi delle telecamere.
L'idea, dell'imprenditore olandese Bas Lansdrop, è meno strampalato di quel che sembra: tanto che nel team c'è anche il Nobel per la fisica Gerard't Hooft. Insieme hanno ideato la missione e questo concorsone globale mirato a trovare 24 giovani pronti a investire 10 anni in un training durissimo che potrebbe concretizzarsi solo nel 2025. Ma anche in un reality, lucroso escamotage per trovare sponsor (si parla già di Lockheed e Surrey Satellite Technology) e racimolare sei miliardi di euro necessari a finanziare il progetto. "Porterò con me le foto delle persone che mi sono più care sulla Terra", fantastica Aliprandi, "lassù avrò nostalgia di loro...".
Davvero è pronto a lasciare tutto? Si parla di viaggio senza ritorno, la produzione non avrà abbastanza soldi per riportarvi indietro...
"Non potrei trovare nulla di altrettanto importante da fare neanche in un'intera vita sulla Terra. Anche se mancano ancora 10 anni. Magari fino ad allora un sistema per tornare si trova. O magari verranno a riprenderci dopo. Che ne sappiamo dei progressi che ci saranno fra 20, 30 anni... ".
E perché da Marte tornare sulla Terra? Nostalgia?
"Curiosità. Sapere cosa avete combinato nel frattempo...".
Il sito americano Business Insider dice che lei è uno dei più motivati: fra i pochi che hanno davvero chance di partire. Cosa la motiva?
"Voglio essere il primo. Perché solo del primo astronauta su Marte si avrà memoria eterna".
Non è che cerca notorietà televisiva, successo, e magari fra dieci anni, prima di partire, cambia idea e si ritira?
"Non sarei arrivato fin qui se non avessi preso la faccenda molto sul serio. All'inizio era un gioco ma ora è un lavoro. Ci saranno prove dure e prenderla a ridere non è la strategia migliore".
Ha conosciuto i suoi compagni?
"Qualcuno, ma sono stati eliminati. Ora che siamo rimasti in pochi avrò tempo di studiare chi è ancora in gara...".
E le compagne? Le ragazze sono tutte molto carine...
"Ho notato".
Ecco, è pronto a farsi una famiglia su Marte? Uno degli scopi della missione è riprodursi...
"Non come priorità: si sa poco di come condurre un'eventuale gravidanza in condizioni di gravità diversa da quella terrestre, bisogna fare accurate ricerche...".
Ma lo scopo della missione è quello. Se la sente di accoppiarsi con una persona a scopi scientifici?
"Certo non sarà certo il massimo del romanticismo: ma in fondo non siamo lì per quello".
Nicchia: c'è una fidanzata sulla terra che non è felice di vederla partire?
"C'è. E sì, non è affatto contenta ".
E con lei come se la cava?
"Le dico che fra 10 anni ci sarà la tecnologia per tornare...".
Gli esperti del Mit dicono che nel progetto ci sono errori e i coloni morirebbero subito. E se l'avventura si trasformasse in un'odissea, se si trovasse nelle condizioni di Clooney in Gravity?
"Ogni missione spaziale è rischiosa. Ma ci saranno missioni di prova, l'equipaggio partirà solo se non ci saranno incidenti o complicazioni. Il mio viaggio lo vedo più come l'arca stellare di un altro film, Pandorum... ".
Se non passerà la prossima selezione ha già un piano B?
"Voglio fare un master dove unire le mie due passioni, il cinema e la psicanalisi".
E la tv? In fondo sta per partecipare a un reality, non immagina un futuro televisivo?
"Non è un genere che seguo. E Mars One non è il Grande Fratello, non ci saranno morbosità. Semmai un reality dove il pubblico imparerà qualcosa di scientifico. Ma non c'è bisogno di un piano B. Andrò su Marte. Le mando una cartolina da lì".

 Nella foto: Pietro Aliprandi, 25enne, studente di medicina a Trieste

Social network a scuola?



 POSTATO  DAL  PROF.  DI  ITALIANO R.S.
Questi 2 articoli cascano a pennello con il nostro blog; leggeteli

Social network
Se Facebook entra in classe
ecco come usarlo a lezione
Per gli studenti connettersi è un'abitudine, ora i docenti provano a sfruttarlo per la didattica

di Vera Schiavazzi


Ci sono i cinque in condotta dati agli studenti del liceo classico Garibaldi di Napoli per essere stati così ingenui da postare le loro foto su Facebook mentre occupavano l'istituto, o le quattro sospensioni per altrettanti ragazzi della scuola media Michelangelo di Bari che avevano iniziato ad ingiuriare sullo stesso social la professoressa di inglese. Ma anche la foto osé destinata al fidanzato che un'insegnante dell'istituto tecnico Casale di Vigevano ha mandato per sbaglio al gruppo WhatsApp della sua classe, finendo nei guai con la preside e scusandosi in aula.
Ormai non ci si interroga più sulle amicizie vietate o meno tra prof e studenti, ma sull'uso globale dei social che ha varcato i confini della scuola, inducendo gli adulti ad arrendersi o a mediare. Presto, Facebook sarà usato anche a lezione.
Intanto però meno del 9 per cento dei docenti italiani sceglie di stare in un gruppo ristretto con i propri allievi: magari sarebbe utile per la didattica, i compiti e le vacanze, ma il rischio, a cominciare da quello di lavorare di più, è davvero alto. "Non ci siamo ancora dati un regolamento preciso per i gruppi tra studenti e docenti  -  dice Chiara Alpestre, preside del liceo classico D'Azeglio di Torino  -  ma quando sento che i professori lo fanno non posso che esserne contenta.
Più di uno ha preferito però creare blog appositi anziché utilizzare WhatsApp o Facebook. Per contro, l'uso del cellulare per copiare nei compiti in classe è una forte tentazione per i ragazzi. Non vogliamo chiedere che i telefoni vengano consegnati prima della prova perché continuiamo a puntare sulla fiducia, ma il controllo è altissimo e a volte insufficiente".
Per Daniele Grassucci, caporedattore di skuola. net a Roma, il più importante sito di informazioni promosso direttamente da studenti, "la maggior parte dei ragazzi usa abitualmente il proprio smartphone in classe. Solo un rapporto adeguato tra studenti e professori può limitare un uso sproporzionato di questa pratica e creare buone prassi didattiche, mentre oggi il 50 per cento di chi studia non ne ha mai sentito parlare nella propria scuola". E sempre skuola. net sciorina dati che fanno riflettere: il 33 per cento degli studenti usa il gruppo WhatsApp di classe per preparare compiti e verifiche, ma il 50 lo fa per scambiare informazioni e appuntamenti e il 9,6 per "scherzare e giocare".
Nell'81,5 per cento dei casi, i professori non usano mai Facebook per comunicare la data di un compito o un altro contenuto didattico. È un grave errore per quello che potrebbe diventare un corretto "galateo dei social": "La censura sull'uso dei cellulari non è più applicabile  -  dice Alberto Parola, docente di Psicologia sperimentale all'Università di Torino e autore di "Sperimentare e innovare nella scuola" per Franco Angeli  -  Credo che l'etichetta dei social in classe possa dividersi in cinque regole: primo, usare Facebook e gli altri mezzi rispettando le regole della privacy, secondo promuovere la cultura della partecipazione coinvolgendo tutti, terzo condividere qualcosa di artistico e cercare chi ha le nostre passioni, quarto (per gli adulti) utilizzarlo come occasioni di apprendimento, quinto lasciare che la classe possa esprimere le sue dinamiche di gruppo: è anche un gioco di ruolo. Così, Facebook si può usare anche durante le lezioni".
E per Rosa Rizzo, preside del liceo scientifico Galilei di Palermo, enfatizzare l'uso dei gruppi ristretti tra studenti e prof può avere un senso, ma bisogna anche imporre l'idea che i social si debbano usare in modo corretto e legale fuori e dentro le aule: "Noi abbiamo promosso incontri per la legalità proprio su questo. Non basta mettere nel regolamento che in aula i cellulari sono vietati, bisogna che tutti i ragazzi sappiano che i social vanno usati nel rispetto del prossimo anche una volta suonata la campanella. Siamo così soddisfatti che tra poco estenderemo queste lezioni anche alle scuole medie del quartiere: certe cose è meglio impararle il prima possibile".


Così la scuola mette in Rete la convivenza

di Mariapia Veladiano

DIFFICILE trovare qualcosa di intrinsecamente sconveniente nell'irruzione dei social a scuola. Nei social si entra (molto moltissimo) ed esce (pochissimo) con precisi gesti volontari. Si interagisce per (libera) scelta. Si scrive in prima persona, nessuno prende il nostro posto. Le relazioni al tempo dei social non sembrano pretendere regole speciali rispetto alle altre forme di relazione: non offendere, non seminar menzogne, rispetta i ruoli, di' la verità o anche nulla se non la vuoi o puoi dire.
Silenzio, se non hai di che parlare.
Ci sono insegnanti che hanno felicemente piegato alla didattica anche WhatsApp, lo strumento nato per chattare più amato dai giovanissimi. Hanno creato gruppi classe con cui scambiano chiarimenti, inviano risultati, variazioni di orario e immagini.
Gli studenti che creano i gruppi classe o di istituto in fb fanno qualcosa di molto più sensato e meno pericoloso rispetto al viaggiare casuale e virtuale nella rete, perché in questo caso gli amici di fb sono i compagni di classe e di scuola, il rapporto c'è dentro e fuori la rete.
Certo son mezzi che pretendono un aggiornamento di attenzione. Tendono, questo sì intrinsecamente, a scavallare i confini. Tutti, prof e studenti, "amici". Ma anche no, se qualcuno il confine lo tiene. E in un rapporto educativo è l'adulto che lo deve fare.
Adulto professore e adulto genitore. Perché poi ci sono i genitori "amici" nei social, spesso più affatturati dei loro figli adolescenti, e allora la fatica di tenere il confine è davvero improba.
E tendono anche, questi social, a farsi percepire come planetaria zona assurdamente franca rispetto alla buona educazione e quando i gruppi dei social sono chiusi, può capitare, alla fine di un rosario di condivisioni, di scoprire la nostra dignità disarcionata da una raffica di insulti senza qualità e verità, scatenati da una piccola coorte di adolescenti senza contenimento o dal più affollato esercito dei loro genitori.
"La cortesia è la capacità di far star bene gli altri", scriveva Giovanna Axia nel suo rigoroso e scientificamente incantevole "Elogio della cortesia". La convivenza è la bella vocazione della scuola. A quel formidabile moltiplicatore di narcisismo che è il mondo dei social, gli altri interessano davvero?

Entrambi gli articoli sono apparsi su la Repubblica mercoledì 18 febbraio 2015

martedì 17 febbraio 2015

Un Martedì Grasso molto gustoso

POSTATO DA ALESSANDRO


 Risultati immagini per frittelle alla crema
Oh si questo è uno dei dolci che preferisco e penso che il bimbo sopra sia del mio parere!!!!!!
Questo piatto, anticamente diffuso in gran parte del Mediterraneo, si dice che fosse conosciuto ai tempi dell'Antica Roma, e probabilmente ancor prima di essa. Infatti gli antichi romani chiamavano questi dolci frictilia. Il piatto ebbe nuovo sviluppo in terra spagnola per poi diffondersi ovunque. In Italia svariate regioni lo annoverano tra i propri piatti tipici o a marchio P.A.T. o Dop e ognuno dà a questa pietanza un diverso nominativo. Consumate abitualmente o durante le festività, le frittelle vengono mangiate in molti paesi del mondo.Anche a Venezia le frittelle ebbero un successo clamoroso fino a che furono nominate il dolce nazionale della Repubblica Serenissima, in tutto il territorio veneto e friulano divennero presto amate da tutti; le frittelle non venivano fatte da chiunque, solo dai cosiddetti "fritoleri". Faceva questo mestiere, come narra la Bibbia, anche San Giuseppe e per questo in molte località le frittelle vengono associate al nome di quest'ultimo. Il mestiere dei "fritoleri" era una vera e propria corporazione che si era divisa il territorio nella propria area di esclusività, vi si poteva entrare solo avendo un padre "fritolero" e questa strategia permise alla corporazione di sopravvivere fino alla fine del diciannovesimo secolo.

sabato 14 febbraio 2015

SAN VALENTINO CHE PASSIONE!

 POSTATO DA ENRICO P.

SAN VALENTINO CHE PASSIONE!
Oggi è San Valentino, una ricorrenza molto attesa.
La festa di san Valentino è una ricorrenza dedicata agli innamorati e celebrata in gran parte del mondo il 14 febbraio.
La leggenda narra che nel 496 papa Gelasio I dedicò il 14 febbraio al santo e martire Valentino, presumibilmente anche con lo scopo di cristianizzare la festività romana. Sebbene la figura di san Valentino sia nota anche per il messaggio di amore portato da questo santo, l'associazione specifica con l'amore romantico e gli innamorati è quasi certamente posteriore, e la questione della sua origine è controversa.

 

Incidente mezzo agricolo

POSTATO DA..... (ragazzi, per favore, indicate con il solo nome chi è l'autore del post)

Trattore si impenna e scatena il caos, strada chiusa per tre ore

Il mezzo agricolo traina un rimorchio carico di sassi: sbandando in curva, finisce a muso insù in un cortile dopo aver divelto linee elettriche e telefoniche



PIOMBINO DESE. Trattore con rimorchio sbanda e rimane impennato dentro il giardino di una casa, traffico bloccato per tre ore e tanta paura fra i residenti della zona.

E’ accaduto a mezzogiorno a Torreselle, in via Piave, lungo la strada Resana-Zero Branco. Una grossa macchina agricola John Deer, con il rimorchio pieno di ghiaia, arrivando da Levada di Piombino Dese, lungo una semicurva è sbandata, presumibilmente perché un’auto sulla corsia opposta si era portata a centro strada.

Il conducente F.P. di Loreggia, 40 anni, ha perso il controllo del grosso mezzo agricolo e centrato in pieno il palo della luce. Il trattore è rimasto con il muso all’insù, mentre il rimorchio si è ribaltato all’ingresso della cancellata della famiglia Sartori.

Per la gioia del prof. di Tecnologia



 POSTATO DAL PROF. R.S.

 Scacchi obbligatori nelle scuole spagnole "Allenano la mente"

Di Alessandro Oppes
MADRID. Sviluppa l'intelligenza, allena la mente, migliora il rendimento. C'è solo da chiedersi perché non ci avessero pensato prima. C'è voluta una proposta parlamentare del Partito socialista per far scoprire ai politici spagnoli gli effetti miracolosi dello studio degli scacchi. Che ora diventeranno materia obbligatoria nel programma educativo. Tutti d'accordo, dalla sinistra alla destra ai nazionalisti di vario segno, al punto che — praticamente in coro — hanno chiesto al governo conservatore di Mariano Rajoy di fare in fretta e dotare gli istituti di tutto il paese di uno stock di scacchiere, re e regine, alfieri, cavalli, torri e pedoni.
Già tre anni fa, con una votazione a larga maggioranza, il Parlamento europeo aveva approvato una "raccomandazione" in questo senso diretta a tutti i Paesi membri dell'Unione. Un suggerimento che si basava su studi realizzati in Germania e in altri Paesi del continente in cui si è visto che il rendimento scolastico degli alunni scacchisti aumentava in media fino al 17 per cento. Così sono partite anche in Spagna le prime esperienze effettuate a livello sperimentale in alcune regioni: tanto in Catalogna come in Cantabria si è registrato un tasso di soddisfazione per i risultati ottenuti superiore all'80 per cento. A Barcellona, è stato il governo della Generalitat a promuovere uno degli studi scientifici più accurati degli ultimi tempi sui benefici pedagogici degli scacchi. Secondo le conclusioni degli esperti delle Università di Lérida e Girona, l'introduzione nel programma scolastico di questo gioco come materia di studio permette di sviluppare meglio l'intelligenza in vari parametri e di migliorare i risultati in matematica e nella lettura, che sono proprio i due ambiti in cui i ragazzi spagnoli mostrano le maggiori carenze secondo le risultanze del Rapporto Pisa.
Ma i vantaggi non finiscono qui. Nella sua relazione davanti alla Commissione educazione delle Cortes, il deputato socialista Pablo Martín ha ricordato che gli scacchi «aumentano le capacità strategiche e mnemoniche, insegnano a prendere decisioni sotto pressione e sviluppano la concentrazione, oltre a parecchie altre qualità, con un costo economico molto basso». Con un inconsueto spettacolo di convergenza politica, il primo a dargli ragione è stato il rappresentante del Partito Popolare («è un'appassionante disciplina sportiva nell'ambito educativo »), mentre i nazionalisti baschi hanno parlato di «investimento strategico per il futuro». Uno studio realizzato dalla Universidad de La Laguna, di Tenerife, sottolinea che gli scacchi sviluppano non solo l'intelligenza cognitiva ma anche quella emozionale.
Ma quello scolastico non sarà l'unico terreno di applicazione dell'esperimento scacchistico. Secondo studi scientifici molto seri, la pratica degli scacchi può infatti essere estremamente utile come "ginnastica mentale" per ritardare l'invecchiamento cerebrale e quindi frenare lo sviluppo di malattie come l'Alzheimer. In più, avrebbe anche un impiego proficuo nel trattamento di bambini iperattivi, con autismo, sindrome di Asperger, superdotati, con sindrome di Down e anche nella riabilitazione dei tossicodipendenti.


 pubblicato da la Repubblica il 13 febbraio 2015
 

venerdì 13 febbraio 2015

Le prime 24 ore del nostro blog



POSTATO DAL PROF. R.S.

Cari ragazzi,
mi sembra che le prime 24 ore di blog ci possono insegnare già parecchie cose. Del resto dietro l’idea di aprire un blog c’è proprio da parte mia l’intento di imparare qualcosa: prima o poi, se non l’avete già fatto, incapperete in blog, social network e diavolerie varie ed è bene sapere come muoversi in anticipo.
Or dunque, mettendo assieme i vostri primi post io direi che abbiamo imparato quanto segue:
1-     Non si deve spiattellare in Internet tutto ciò che ci passa per la mente, perché come ha notato Enrico B. in 1 giorno abbiamo già avuto più di 200 contatti. È quasi sicuro che la maggior parte di questi contatti sono nostri, ma qualcuno no e nel mare magnum dei contatti ci può essere di tutto. Purtroppo il mondo è pieno di delinquenti, criminali, mafiosi, pedofili, malati di mente e altra brutta gente. Per questo bisogna essere cauti e per cominciare MAI dire chi si è con nome e cognome!
2-     Voi direte che nel mio blog il mio nome e cognome è scritto chiaro e tondo e io rispondo che sì, io mi sento in dovere di dire chi sono, sia per i miei blog personali, sia per quelli scolastici. Lo dico e me ne assumo tutte le responsabilità, anche perché lo posso fare, perché ho un’età avanzata e (di solito) so quel che dico, Anche voi potete, se volete, firmarvi con il vostro nome e cognome, ma dovete essere consapevoli che dovete assumervi tutte le responsabilità conseguenti. Alla vostra età è meglio di no, perché non siete completamente in grado di capire ciò che è bene dire e ciò che è bene non dire. Vorrei farvi un esempio tirando in ballo Pietro, che spero non si offenda. Pietro ha detto al mondo intero che gli è simpatico un tipo di cui non ricordo il nome e non lo voglio neanche cercare. Secondo me quel tipo è proprio una scemenza qualunque, non pericoloso, per carità, ma una scemenza, una cosa inutile che non serve a maturare, capire e migliorare, una cosa di cui si può fare benissimo a meno. Ora, è vero che questa è solo la mia opinione, è vero che il tipo ha milioni di seguaci, è vero che non fa del male a nessuno, è vero che se una cosa non ti piace basta non guardarla, è vero che io non lo guarderò mai perché ho capito che proprio non mi interessa, però è anche vero (ne sono sicurissimo) che non solo Pietro tra qualche anno si vergognerà di aver trovato simpatico uno del genere, ma che lo stesso ragazzuolo del video tra qualche anno rivedendosi si dirà allo specchio: che idiota che ero da giovane!
3-     Un altro esempio sull’assunzione di responsabilità (che deve essere piena, totale, completa), me lo offre Luca con il suo post, nel quale dice che a lui piacciono solo gli One Direction, anche se sa che dovrebbe vergognarsene… Perché mai, Luca? A me gli 1D non piacciono, preferisco Wagner, ma questo non significa nulla, perché ognuno ha i suoi gusti e se li tiene (magari li migliora, ma nessuno a 13 anni ascolta Wagner, a meno che non lo costringano i suoi genitori). Voglio dire che se uno posta in un blog una propria opinione, non se ne deve né scusare né giustificare, devo solo sapere da prima a che cosa va incontro: se io posto questa mia opinione faccio una figura brutta o bella? E mi comporto di conseguenza.
4-     Pietro dice che ha inteso il blog come un diario. Non sono del tutto d’accordo, al massimo è un diario pubblico, letto da tutti noi, dai vostri prof e dai vostri genitori, da estranei di tutti i tipi e di tutte le nazioni: mi piacerebbe sapere chi sono quei 3 che ci hanno letto dagli U.S.A. Di sicuro non è Obama, perché ha altro da fare; magari è un serial killer, o un poliziotto alla ricerca di criminali, o un vecchietto che non sa come passare il tempo! Insomma, non è un diario privato e intimo, in cui io posso dire “Mafalda, ti amo!”, oppure “Mio papà si lava una sola volta al mese”, oppure “Mia mamma non sa fare da mangiare”, o ancora “Mio fratello fa la pipì a letto di notte pur avendo 27 anni”. Ci vuole prudenza, una volta si diceva che certe cose si possono dire solo al prete in confessionale, io dico invece che neanche a lui! State attenti, perché – come dicevano i latini – verba volant, scripta manent, cioè le parole svaniscono nell’aria, gli scritti rimangono e chiunque può utilizzarli a vostro danno! E con questo non vi sto insegnando a mentire, a fingere, ad essere ipocriti; vi sto solo dicendo che ci vuole cautela, perché gli altri (tutti gli altri) possono rivelarsi tanto strani, ma proprio tanto tanto!
5-     Alcuni post sono totalmente anonimi: brutta cosa tanto quanto dire SONO PINCO PALLINO E IL MIO NUMERO DI TELEFONO È 3471234567. Le cose anonime sono tipiche dei mafiosi e… posso dirlo? Io odio i mafiosi! Perciò incominciate i vostri post sempre con la scritta:
POSTATO DA ---- (in grassetto e colore blu, mi piacerebbe tanto)
6-     Un post anonimo pubblicato da voi è un copia e incolla fatto da qualche sito in inglese. Ora, è vero che anche i miei articoli dal giornale sono un copia e incolla, ma almeno sono in italiano; e poi ci lavoro un po’ sopra, per esempio le immagini a volte sono diverse. Anche voi metteteci del vostro: copia e incolla d’accordo, ma che almeno si capisca qual è la parte copiata e qual è la parte aggiunta da voi, che ci deve essere sempre anche se breve.

Per oggi basta; se il mio supplente è d’accordo, parlate in classe esprimendo la vostra opinione su quanto ho qui scritto; se no, parlatene tra voi in ricreazione.
Ciao dal vostro prof assente