venerdì 3 aprile 2015

I bambini hanno diritto di giocare (ma non alla play station)



POSTATO DAL PROF DI ITALIANO:

Il tempo (libero) perduto dei bambini
"Ecco come liberarli dallo smartphone"
di Vera Schiavazzi


ARRAMPICARSI su un albero, giocare alla caccia al tesoro con gli amici, fare una gara di corsa e gettarsi nel fango. Il tutto prima dei dodici anni, e non solo perché lo consiglia il National Trust inglese né perché può sembrare romantico, ma per diventare più creativi e imparare a affrontare la vita con più coraggio e autonomia di chi ha passato un'infanzia tra videogiochi e playstation, senza mai incontrare bambini sconosciuti o sfuggire alla sorveglianza dei genitori. Peter Gray, psicologo e biologo al Boston College, studia da anni gli indici di creatività dei ragazzini americani, constatandone il progressivo precipitare nella banalità. Tra il 1985 e il 2008, le risposte date al Test di Torrance, applicato nelle scuole americane, hanno fatto scendere l'85 per cento dei ragazzi intervistati sotto la media dei loro predecessori: non sono più capaci di fornire tante risposte (Fluency), né di darne di non scontate (Originality), né di trarre spunto da elementi diversi (Flexibility). In altre parole, non sono più in grado di avere un'elaborazione creativa. E, di conseguenza, diventeranno più difficilmente imprenditori, inventori, presidi di college, scrittori, dottori, diplomatici o sviluppatori di software. Ora Gray, nel suo saggio ("Lasciateli giocare", per Einaudi, in libreria da domani) che è già un bestseller in Usa, suggerisce a genitori e insegnanti di rivoluzionare i propri pensieri educativi. In casa, in giardino, in vacanza, i bambini non dovrebbero essere vigilati da vicino né indotti a partecipare (sempre) a sport rigidamente organizzati. Meglio spogliarsi, dipingersi, giocare con un giornale o perfino fare a gara a chi si rinchiude meglio nell'armadio, sfidando la paura. Anche la disciplina scolastica rigida non è necessaria, come dimostrano i casi delle scuole più liberal (la Sydbury valley school del Massachussets, per esempio, dove sono gli allievi a decidere liberamente come e quando imparare a scrivere, fare di conto e adoperare un computer). Una denuncia dura, quella di Gray: «Privare i bambini del diritto al gioco è sbagliato, ed è ora di smetterla».
Ma anche in Italia mamma, papà, scuola e amministrazioni civiche non sembrano essere sulla strada giusta. Solo il 6 per cento dei bambini, come spiega l'ultimo rapporto di Save the Children, ha diritto a scendere in strada da solo e solo il 25 per cento può giocare in cortile. Il 37 per cento dei piccoli, 3 milioni e 700 mila, cresce in città. Il 51,6 vive in famiglie che non possono prevedere neppure una settimana di vacanza, il 47 per cento non legge un libro all'anno. Perfino giocare a calcio è difficile per i piccoli italiani, e per chi arriva da una famiglia straniera ancora di più: proibito negli spazi condominiali e in molti giardini urbani, si può fare nelle società sportive, ma con costi e orari che rendono lo sport nazionale accessibile solo a due bambini su 10.
In questo modo però, cancellando dalla pratica infantile ogni abilità ereditata dai cacciatori-raccoglitori, cioè dai nostri antenati, non li si rende solo più tristi, ma anche più depressi, aggressivi e convinti di non riuscire neppure a superare l'ora di educazione fisica a scuola. Sicilia, Calabria e Campania solo in fanalino di coda per gli spazi di gioco collettivi, mentre solo a Bolzano, in Valle d'Aosta e in Toscana è possibile correre liberi nel verde, almeno durante il weekend.
Alle difficoltà logistiche va aggiunta la paura dei genitori, che temono sopra ogni altra cosa un ginocchio sbucciato da una caduta, la tendenza a spogliarsi e rivestirsi incuranti della temperatura e i pericoli che potrebbero arrivare ai fratelli più piccoli giocando con i maggiori, «Ma — avvisa Gray — così facendo si impedisce loro di imitare gli adulti, di cantare una canzone e di inventarne una nuova, di gestire la dose di paura che possono sopportare e di essere quindi incapaci di accogliere quelle che arriveranno dopo, a scuola o nello sport».
Proteggerli, privarli dell'altalena o del pallone, difenderli furiosamente da qualunque sostanza possa sporcarli o contaminarli (dai piccioni alle cartacce agli animali domestici, fino ai giornali e al gelato, senza dimenticare il terrore degli insetti) e consegnare loro una tastiera di qualsiasi genere non vuole dire amarli, ma farli diventare ansiosi e disinteressati. Con la vita, e la scuola, percepire come una lunga serie di ostacoli.

(pubblicato su la Repubblica il 30 marzo 2015)

COMMENTO DEL PROF:
Ma ci voleva lo psicologo americano per capire una cosa così semplice? Ma andate a quel paese!

Intelligenza artificiale



 POSTATO DAL PROF DI ITALIANO:

Autostrade senza incidenti, aerei ben pilotati dal decollo all’atterraggio, applicazioni che rilevano costantemente il nostro stato di salute o gestiscono il conto in banca. L’intelligenza artificiale sta cambiando velocemente le nostre abitudini. Il mondo non guidato da noi sarà davvero più sicuro?
La macchina perfetta
di Federico Rampini

UN MONDO perfetto. Un mondo sicuro. Un mondo senza di noi. È il paradosso dell'Intelligenza Artificiale, A. I. nell'abbreviazione inglese. La nuova frontiera del progresso tecnologico è già realtà. Eliminare gli incidenti aerei, o le ecatombi del weekend sulle autostrade, è ormai possibile. Cancellando ogni interferenza umana, i pericoli si riducono quasi a zero. Resta da decidere cosa fare di noi (dopo averci salvati). Molto prima della strage del volo Germanwings, le compagnie aeree avevano imboccato la strada che porta verso l'automazione. Gli ultimi dati dimostrano che la mortalità da incidenti aerei è in costante declino: solo un volo ogni 1,2 milioni fa un incidente. La probabilità di morire è pari a una ogni 11 milioni. Questo grazie al poderoso flusso d'innovazioni che hanno trasformato i jet in macchine semi-automatiche, governate dall'informatica. Google, Apple, Tesla, sono in gara tra loro per applicare la stessa ricetta alle automobili. Un mese fa raccontavo su queste pagine il test-drive che un ingegnere di Apple mi ha fatto fare sull'autostrada 101 che attraversa la Silicon Valley. Al volante di una Tesla elettrica dell'ultima generazione (prodotta dall'azienda di Elon Musk che forse Apple sta per acquisire), il giovane guru dell'informatica mi ha dato una dimostrazione di quel che saranno le auto del futuro. Governate da A. I., l'intelligenza artificiale molto più affidabile della nostra, renderanno finalmente innocue tutte le distrazioni. Saremo liberi di telefonare, leggere le email, navigare su Internet, scaricare video, lavorare e divertirci. Al pilotaggio ci penseranno loro, mantenendo sempre la distanza di sicurezza da tutte le altre vetture, con cui dialogheranno in tempo reale grazie al flusso istantaneo di Big Data e all'armoniosa sintonia tra i loro sensori elettronici. Avvisteranno rallentamenti e ingorghi con decine di chilometri di anticipo. Ci culleranno dolcemente fino alla destinazione finale e salvando migliaia di vite che oggi sono il bilancio dei nostri errori. Altro che effetto-Uber sul mercato del lavoro, però: intere categorie e mestieri, dai tassisti ai camionisti, saranno minacciate di estinzione?
La sfida dell'intelligenza artificiale è proprio questa. A un certo punto il dilemma finale sarà stringente: salvare vite umane, o salvare posti di lavoro? Difenderci come i luddisti della rivoluzione industriale inglese — che davano l'assalto ai telai meccanici — o arrenderci alla disoccupazione di massa, come prezzo per un mondo migliore? L'elenco delle professioni minacciate è molto più lungo di quanto si pensi. L'automazione nelle fabbriche avanza perfino in Cina: la Repubblica Popolare rivaleggia con Stati Uniti e Giappone per gli investimenti nella robotica, pur avendo ancora tanta manodopera a buon mercato. E intanto si moltiplicano le categorie dei colletti bianchi assediate. In America, se i bancari allo sportello sono pagati al salario minimo come i dipendenti dei fast food — circa 9,5 dollari all'ora — la colpa è dei robot: quasi ogni operazione bancaria può essere fatta all'Atm (Bancomat), o meglio con le app sul proprio smartphone. Ma c'è anche l'altro lato della medaglia: la rivoluzione tecnologica è la stessa destinata a creare più posti di lavoro. Già oggi negli Usa l'aumento del tasso di occupazione nelle "professioni Stem" (science, technology, engineering e math) segna un + 17%.
Google è ormai il vero medico di famiglia degli americani: appena hanno qualche sintomo di malattia vanno a farsi l'autodiagnosi online, attraverso il motore di ricerca scorrono le enciclopedie mediche in Rete. Dal canto suo, Apple ha appena lanciato l'iWatch: tra le altre funzioni, l'orologio da polso è il nuovo medico incollato al nostro corpo. Oggi sono più di 100 mila le app dedicate alla salute: tra le ultime presentate Hearth Health Meter, per prevenire i problemi cardiaci. Chiunque creda di appartenere a una professione protetta dalla concorrenza di A. I., ha un eccesso di presunzione o un deficit di fantasia.
"Rise of the machines", l'ascesa delle macchine, è il titolo con cui il Financial Times ha passato in rassegna tutti gli ultimi saggi usciti in America che trattano di questo. Sono tanti. Gli autori scoprono le carte fin dagli slogan di copertina. C'è chi scrive su "L'invenzione che sarà l'ultima, e segnerà la fine dell'era umana" (James Barrat). C'è chi evoca "L'eclisse dell'Uomo" (Charles Rubin). Chi descrive l'arrivo di macchine "Smarter Than Us", più intelligenti di noi (Stuart Armstrong). E affidabili. Non soggette a crisi depressive, gelosie tra colleghi, rancori, vendette, sabotaggi.
Già da molto tempo, non siamo più noi a decidere fin dove deve spingersi l'automazione: è la logica del profitto che sposta la frontiera sempre più avanti. La vera questione ormai è un'altra. Fino a quando saremo noi a controllare le macchine, e quando cominceranno a riprodursi da sole, mettendoci in un angolo, per diminuire la nostra nocività? Il vero dibattito tra gli scienziati è ormai su questo secondo tema. In California ne è nata un'università e una corrente di pensiero (alcuni la definirebbero una religione), quella della Singularity. Il precursore storico fu John von Neumann nel 1958, il suo teorico più autorevole oggi è Ray Kurzweil, non a caso un super-consulente di Google. Nella definizione di Wikipedia, la Singularity è l'ipotesi secondo cui l'accelerazione del progresso tecnologico diventa esponenziale, irrefrenabile e incontrollabile, fino al momento in cui «l'intelligenza artificiale supera la capacità umana di comprenderla e controllarla, operando così un radicale mutamento di civiltà».
Come sempre, la grande letteratura ha immaginato questi problemi molto prima che diventassero attuali. Il computer Hal di 2001 Odissea nello Spazio vuole uccidere gli astronauti perché sa che solo lui può portare a termine compiutamente la missione. Isaac Asimov fu il primo nel 1950 a concepire la necessità di un codice etico dei robot. Oggi è inquietante scorrere l'elenco di luminari della scienza e di grandi imprenditori che concordano nel denunciare A. I. come un pericolo per il genere umano: si va da Stephen Hawking a Bill Gates, dal fondatore di Skype a quello di Tesla. Il punto di non-ritorno, sarà quando i super-computer cominceranno a progettare altri super-computer, inaugurando l'era della loro riproduzione autonoma? Quand'anche volessero rimanere al nostro servizio, è possibile che "interpretino" la missione da noi affidatagli arrivando a conseguenze indesiderate? Stuart Armstrong del Future of Humanity Institute immagina i possibili malintesi tra "noi" e "loro". Dite all'intelligenza artificiale di debellare ogni malattia contagiosa, e potrebbe eliminare il genere umano: missione compiuta. Chiedetele di aumentare subito il Pil degli Stati Uniti, e potrebbe radere al suolo Los Angeles provocando un boom d'investimenti per la ricostruzione. Il pericolo maggiore, ci avverte il filosofo Stephen Cave (autore di Immortality) sul Financial Times, è che tutte le ricerche su A. I. sono "spinte o da interessi finanziari, oppure da progetti militari". In altri termini, le risorse a disposizione sono immense. E il bene dell'umanità non figura in cima agli obiettivi perseguiti.

(pubblicato da la Repubblica il 30 marzo 2015)

martedì 31 marzo 2015

La Tour Eiffel

POSTATO DA PIETRO:

La famosa torre Eiffel compie 126 anni!
Vecchiotta direi!


Il nostro caro solito amico Google ci dà un link come al solito!

126° anniversario dell'inaugurazione della Torre Eiffel

Google celebra i 126 anni dall'inaugurazione della Torre Eiffel a Parigi, che campeggia simbolo della capitale francese dal 31 marzo 1889. Alta 324 metri, fu costruita in più di due anni e rimase l'edificio più alto al mondo fino al 1930, quando fu superata dal Chrysler Building di New York. È uno dei monumenti più celebri di tutto il pianeta ed è visitato da milioni di persone ogni anno. Nel doodle di Google il motore di ricerca ha disegnato un logo in cui appaiono sei operai intenti a fare le ultime rifiniture alla struttura.
Siamo fortunati a vederla; infatti molti non volevano che venisse costruita, ma poi l'opera è stata fatta così noi oggi possiamo ammirarla.

domenica 22 marzo 2015

In caso di errore

POSTATO DAL PROF DI ITALIANO:

Hai postato qualcosa di sbagliato? Hai messo un post nel blog sbagliato? Hai fatto un errore ortografico e vuoi correggerlo?
Niente paura! Basta entrare nel blog e eliminare o modificare l'errore.
L'importante è non eliminare ciò che non deve essere eliminato!
Ciao ciao............

GLI ATTESISSIMI SORTEGGI DELLA CHAMPIONS

POSTATO DA ALESSANDRO
Ed ecco...gli attesissimi sorteggi della Champions peccato che sia rimasta solo la Juve a rappresentare il nostro paese e che si sia ritrovata squadre con un livello tecnico molto superiore al suo...ma non tutte.Però la Juventus è una squadra che di cattiveria agonistica ce ne ha davvero tanta ci mette grinta è una squadra che quando gioca ti trasmette un'emozione pazzesca.A me personalmente come squadra piace moltissimo il Real per il suo gioco tecnico e per i miei giocatori preferiti Gareth Bale e Cristiano Ronaldo ma non essendo una squadra italiana tiferò Juve.Per me la Finale sarà:Real Madrid vs Bayern Monaco un saluto e godetevi la ChampionsSorteggio Champions League: Juventus-Monaco ai quarti

venerdì 20 marzo 2015

IL SOLE VIENE OSCURATO!!! INIZIA LA PRIMAVERA.

POSTATO DA PIETRO 
Risultati immagini per eclisse solare 2015 italia
Questa si che si può definire la primavera con l'inizio nero...
Se a scuola ti hanno lasciato avrai visto il sole che si oscurava... spero per te con la protezione perché senò addio retine!
Forse invece della protezione avrai usato la carta da regalo comunque oggi il sole è stato oscurato e non avverrà nuovamente fino al 2028!
Questo evento è raro perciò tutti gli italiani avevano la testa in su:
chi a scuola dalla finestra se il professore o maestro acconsentiva chi lavora al computer o in una diretta oppure pure lui dalla finestra e nel migliore dei casi fuori dalla postazione e chi lavora magari in un camion magari si sarà fermato per 5 minuti, spero tutti l'abbiano vista!
Magari un pò velocemente
ma resterà in mente.
Battuta pessima ma comunque valeva la pena scriverla.
Se per caso non l'avete vista andate su youtube così la vedrete anche se non sarà lo stesso.
Il bello è che in verità il cerchio nero è la luna e quello bianco è il sole.
Però si parla anche di primavera e iniziamo parlando delle cose che si fanno per buon auspicio (fortuna) come ad esempio raccogliere tutti i tipi di fiori presenti nel prato più vicino a casa e portarlo dentro casa senza metterlo in acqua!
State almeno per un ora fuori di casa!
Google come al solito ha la immagine giornaliera:
Primo giorno di Primavera e Eclissi di Sole
Credo che voglia far vedere che il sole è stato oscurato ma che nel frattempo sia iniziata la primavera ma la cosa sicura è che non è brutta come immagine e rappresenta pure come si può vedere mentre il sole viene oscurato.
Questo è tutto... ciao!

giovedì 19 marzo 2015

Felicità :) o tristezza:(?

POSTATO DA PIETRO:

Oggi è la festa del papà,  viene celebrata ogni anno in alcuni paesi dalla lunga tradizione cattolica, come l’Italia, la Spagna e il Portogallo, il 19 marzo. La data fu per molto tempo la principale festa cattolica dedicata a san Giuseppe, il padre di Gesù: se ne hanno pochissime notizie ricavate dai Vangeli (in particolare di Matteo e Luca) ma intorno a lui ci furono fin dai primissimi secoli dopo Cristo molte leggende e tradizioni.
Il culto religioso di san Giuseppe è molto antico e nacque in Oriente nell’ Alto Medioevo, per poi diffondersi in Occidente già nel Trecento. Intorno a quel periodo, alcuni ordini religiosi cominciarono ad osservare la sua festa il 19 marzo, il giorno della sua morte secondo la tradizione. La festività di san Giuseppe fu inserita nel calendario romano da papa Sisto IV intorno al 1479, e nell’ Ottocento il santo divenne patrono di diversi paesi con una importante tradizione cattolica, come il Messico, il Canada e il Belgio. L’istituzione dell’altra festa cattolica che ricorda il padre di Gesù, san Giuseppe Artigiano – il primo maggio – è solo del 1955, in risposta alla festa dei lavoratori che aveva origini sindacali e socialiste.
A non mancare come al solito è una schermata da google che rappresenta la festa del papà.
Buona Festa del Papà!
Non so se si vede come video ma comunque...
Il titolo parla di tristezza... perché?
Tunisi, orrore al museo: 22 morti, 4 sono italiani. Una delle vittime è di Torino, un’altra novarese
Terrore nel Bardo, in azione un commando di 5 persone. Uccisi due terroristi, uno è stato arrestato, gli altri sarebbero in fuga. I feriti sono 44. La Costa Fascinosa è ripartita senza 13 passeggeri. Si cercano ancora alcuni dispersi.
Strage al Museo del Bardo di Tunisi dove almeno 22 persone, 20 ostaggi e due terroristi, sono rimaste uccise. Le vittime italiane sono quattro: tra questi, Francesco Caldara, pensionato 64enne di Novara e Orazio Conte, un torinese. I feriti sono 44, di cui tredici italiani, ricoverati in tre diversi ospedali a Tunisi. Più di 200 visitatori erano presenti all’interno del museo quando è entrato un commando di quattro-cinque terroristi. Le forze speciali antiterrorismo hanno liberato gli ostaggi con un blitz: due terroristi e un agente sono rimasti uccisi. Un terzo è stato arrestato. I media locali hanno riportato i nomi dei due killer uccisi: si tratta di Jabeur Khachnaoui e Yassine Laabidi, entrambi tunisini. Altri due o tre coinvolti nell’attacco potrebbero essere in fuga.
Nella notte la nave Fascinosa ha lasciato il porto di Tunisi all’1,55. Al momento della partenza il comandante ha informato che sono 13 i passeggeri che non hanno fatto ritorno alla nave.
Nell’attacco sono rimasti coinvolti anche diversi altri italiani: cento connazionali sarebbero stati tratti in salvo. Carolina Bottari, la moglie della vittima torinese è un’impiegata presso l’ufficio Patrimonio dell’amministrazione comunale di Torino ed è rimasta ferita: «Qui stanno sparando a tutti - ha raccontato a La Presse - vi prego aiutateci». Tra i dipendenti comunali torinesi c’è un’altra ferita (Anna Abagnale) e una dispersa (Antonella Sesino). Una coppia di ebrei romani è invece riuscita a sfuggire all’attacco terroristico, uscendo dal museo prima che i terroristi prendessero gli ostaggi. Molti dei turisti italiani sarebbero passeggeri della nave Costa Fascinosa. Durante la sosta alcuni hanno fatto un tour in alcuni luoghi della città, tra cui il Museo Nazionale del Bardo», comunica Costa Crociere.