sabato 12 settembre 2015

Il diario del prof di Italiano



12 settembre 2015

Caro diario,
tra pochi giorni ricomincerà la scuola e a me è venuta un’idea… del resto, essendo un essere umano, è logico che mi vengano delle idee, poiché, come diceva il filosofo francese Cartesio, COGITO, ERGO SUM, che viene tradotto PENSO, DUNQUE SONO, dove PENSO significa RIFLETTO, RAGIONO, PROGETTO…
Ma sto divagando!
Mi è venuta l’idea di far scrivere ai miei alunni un diario pubblico per tutto l’anno scolastico, tutti i giorni tranne casi particolari, per esempio la gita di fine anno, ma pensavo che potremmo saltare anche la domenica (a meno che un ragazzo non abbia qualcosa di molto urgente da dire).
Lo scopo è duplice:
1- far scrivere il più possibile, perché è il metodo migliore per imparare a scrivere: l’esercizio continuo è fondamentale in tutte le attività umane;
2- imparare a scrivere cose private in pubblico. Mi spiego. L’ampia diffusione dei social network sta creando, secondo me, una mostruosità sociale non ancora valutata appieno: quella di milioni di persone che rendono pubblici a tutti (sconosciuti compresi) i propri pensieri, che sono – nella grande maggioranza – assolutamente inutili, o ridicoli, o davvero stupidi. Per questo mi piacerebbe che i miei alunni imparassero, invece, a dire agli altri qualcosa di interessante e di condivisibile, quindi non fatti assolutamente privati, ma riflessioni che possono migliorare i rapporti tra persone che si frequentano (che sono costrette a frequentarsi) tutti i giorni, come avviene in un gruppo classe.
Si potrebbe limitare la cosa alla sola classe, per esempio scrivendo su un quaderno, ma poi diventa difficile condividere le pagine del proprio diario; perciò ho pensato di utilizzare questo blog e pazienza se ci potranno leggere anche degli sconosciuti, magari dalla Cina! Anzi, proprio perché c’è questo rischio, bisognerà fare attenzione a ciò che scriveremo!
Per rendere facile la lettura, ho pensato di creare subito una pagina per ciascun alunno: postare ogni giorno qualcosa diverrebbe dispersivo, invece in questo modo ognuno ha nel blog la propria pagina, da aggiornare ogni volta che scrive qualcosa.
E siccome a me piace dare il buon esempio, ci sarà anche il post con il mio diario (che è questo su cui sto scrivendo in questo momento!); prometto che cercherò di scrivere qualcosa tutti i giorni e che leggerò tutti i giorni ciò che scriveranno i miei alunni.
Non ho intenzione di mettere voti ai diari dei miei allievi, ma solo di permettere loro di esprimersi e di darmi dei suggerimenti per qualche discussione o attività da fare in classe.
Però, siccome malgrado tutto sono un insegnante, vorrei che il lavoro avvenisse secondo alcuni criteri precisi, che indico con la seguente tabella:

Valore della pagina di diario
Esempio
0
…niente di scritto…
1
Caro diario, oggi non scrivo nulla, perché non so cosa dire.
2
Caro diario, ogi non mi e suceso gnente perche ho giochato tuto il giorno e addeso sono stancho e vado a leto
3
Caro diario, oggi ho litigato con Osvaldo, perché è un cretino e mi ruba sempre le caramelle dallo zaino; lo odio!
4
Caro diario, ho passato tutto il pomeriggio a fare i compiti di matematica: il prof ci ha dato una montagna di esercizi.
5
Caro diario, ho passato tutto il pomeriggio a fare i compiti di matematica: il prof ci ha dato una montagna di esercizi e io non ce la facevo più a finirli. Ho chiesto a mio papà se mi aiutava, ma lui mi ha risposto: «Arrangiati!».
6
Caro diario, ho passato tutto il pomeriggio a fare i compiti di matematica: il prof ci ha dato una montagna di esercizi e io non ce la facevo più a finirli. Ho chiesto a mio papà se mi aiutava, ma lui mi ha risposto: «Arrangiati!» e forse ha avuto ragione, perché non serve a niente che lui faccia i compiti al posto mio. Comunque sarà bene che io o qualcuno dei miei compagni dica all’insegnante di darci meno compiti per casa.
Ti saluto, perché non vedo l’ora di spegnere la luce e di addormentarmi! Ciao ciao….
7
Caro diario,
questa mattina durante la ricreazione B.L. mi ha confidato un segreto, che mi ha fatto stare un po’ male, perché è una brutta cosa che gli è capitata e perché al momento non sapevo proprio come aiutarlo (non posso dire qui di che cosa si tratta, ma è una cosa che mette tristezza). Al pomeriggio ho fatto una riflessione, che mi ha spinto a telefonargli: gli ho detto di non abbattersi, perché quello che gli è successo succede a tutti e al momento sembra una cosa insormontabile, ma poi si risolve per il meglio, soprattutto se si trova un amico con il quale confidarsi. Mi sembra che B.L. sia stato contento della mia telefonata, che si sia sentito un po’ meno solo e io sono felice di essermi comportato così. Comunque domani devo stargli vicino e fargli capire che a tutto c’è rimedio; ma sono sicuro che lui domani sarà già meno triste.
Ti lascio, perché ho ancora altre cose da fare, prima di andare a letto. Buona notte!
8
Ciao caro diario, come stai?
Che domanda sciocca! Come se un diario, per giunta elettronico, potesse rispondermi! Chissà, magari in futuro potrebbe capitare, non si sa mai, magari da qualche parte nel mondo (in India? in Cina?) è già nato lo Steve Jobs del futuro che inventerà il computer capace di interagire con chi lo usa!
Allora, facciamo finta che sia già stato inventato e ricominciamo:
«Ciao caro diario, come stai?»
«Io bene, grazie, a parte la sofferenza che mi provochi quando fai degli errori di ortografia! E tu, come stai?»
«Così così, non è la mia giornata migliore. Stamattina a scuola c’è stata una verifica di Storia che non deve essermi andata molto bene, perché non ho saputo rispondere a due domande su Napoleone. Poi in ricreazione ho trovato la merendina tutta schiacciata, perché ci avevo messo sopra il libro di Grammatica che è pesantissimo. A mezzogiorno a casa la mamma aveva preparato la pasta con le zucchine, eppure lo sa che io odio le zucchine! Poi, come al solito, ho dovuto fare un sacco di compiti e adesso, come se non bastasse, devo anche scrivere a te! Ma non offenderti, lo sai che ti voglio bene!»
«Anch’io ti voglio bene, tanto che accetto da te qualunque cosa tu mi voglia dire. Ma adesso ti do un consiglio: non scrivermi più niente per oggi, esci in giardino, fai tre calci con il pallone, di’ qualcosa di gentile a mamma e papà e poi vai a letto. Vedrai che domani il mondo ti sembrerà meraviglioso. Buona notte»
«Anche a te, mio caro diario del futuro»
9 e 10
Ancor meglio del punto 8, ma lascio ai miei alunni trovare il modo per farlo.

Ecco, queste sono le mie intenzioni e spero che i miei alunni non ne siano dispiaciuti. Ora creo i post per ogni mio alunno e poi vado a fare tutte le altre cose che devo fare.
A presto!

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14 settembre 2015

Caro diario,
mi chiedevo nei giorni scorsi se è giusto che un insegnante costringa i suoi alunni ad una attività (come quella del diario di cui ti ho detto l’ultima volta che ci siamo sentiti), senza parlarne prima con gli alunni stessi e magari decidere assieme a loro che cosa è meglio fare. Avevo pochi dubbi in realtà, perché penso che un insegnante abbia il diritto di decidere che cosa far fare ai suoi allievi, soprattutto se ci ha pensato bene a lungo, valutando le necessità della classe e basandosi sulla propria esperienza, che nel mio caso mi ha proprio spinto a decidere per un’attività basata sulla scrittura.
I pochi dubbi mi sono spariti completamente stamattina, quando ho partecipato a un convegno -  guarda caso - sulla scrittura e su come viene insegnata a scuola. Ebbene, il professore dell’Università di Padova, che ha tenuto la relazione sull’argomento, mi ha fatto capire 2 cose fondamentali (le sapevo già, però):
1- scrivere è difficile e non tutti possono diventare scrittori di fama mondiale
2- tutti i ragazzi, però, devono uscire dalla scuola sapendo scrivere quel tanto che è necessario a comunicare con gli altri e un insegnante ha l’obbligo di attivarsi perché ciò succeda.
Dunque, procediamo come deciso!
Ti farò sapere nei prossimi giorni la reazione dei ragazzi, quando racconterò loro la mia idea; mi aspetto una vera partecipazione e spero di non essere deluso.
Intanto, buona notte!

P.S. - Ho visto che un mio alunno ha già cominciato a scrivere nella sua pagina di diario; bene!

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15 settembre 2015

Caro diario,
domani si ricomincia!
Be', dai, ho quasi voglia di rivedere i miei alunni, buon segno, no?
Mi auguro un buon anno scolastico e vado a letto, perché non so mica se domani mattina sento la sveglia suonare!!!!!!!!!

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16 settembre 2015

Caro diario,
non ti ho detto che nella mia scuola quest’anno ci sarà la rivoluzione! Abbiamo deciso, infatti, di organizzare gli spazi della scuola in maniera completamente diversa rispetto al solito e siamo tutti abbastanza in ansia, perché non sappiamo se la cosa funzionerà. Lo scopo è quello di migliorare il nostro insegnamento e, di conseguenza, l’apprendimento dei ragazzi, ma lo sai che la strada dell’inferno (come si dice) è lastricata di buone intenzioni! Staremo a vedere, fiduciosi che tutto andrà per il meglio. Certo, qualche momento di sconforto si fa avanti, soprattutto se un tuo alunno (solitamente intelligente), ti chiede il primo giorno di scuola: «Prof, quando incominciano le vacanze di Natale?»

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17 settembre 2015

Caro diario,
oggi ho mandato un messaggio al prof. Vaccarisi per dirgli di guardare il blog; lui l'ha fatto e mi ha a sua volta messaggiato, ringraziandomi per la bella sorpresa. Be', dovrebbe soprattutto ringraziare i suoi ex alunni, che sono stati discretamente bravi nell'inventare disegni e frasi!
Per oggi è tutto, perché sono un po' stanco (ho fatto un sacco di cose) e ora vado a nanna!!!!!!!!

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18 settembre 2015

Caro diario,
questa mattina in classe abbiamo parlato di Rivoluzione francese e del suo motto: Liberté, Egalité, Fraternité.
Credo che per i ragazzi di oggi siano 3 valori assolutamente scontati, perché si sentono completamente liberi ed uguali; forse all'idea di fratellanza non hanno mai pensato, ma proprio per questo non la considerano una cosa da difendere.
A me piacerebbe tanto far capire loro che, invece, libertà, uguaglianza e fratellanza non solo sono 3 valori fondamentali per la vita di un uomo, ma sono - purtroppo - anche 3 valori continuamente minacciati e per mantenere i quali bisogna darsi da fare parecchio: come una rivoluzione francese mantenuta viva a distanza di più di 2 secoli (possibilmente senza violenze e ghigliottine!).
Penso che dovrò parlarne ancora in classe, ma intanto spero che leggano questa mia pagina e ci pensino da soli o con l'aiuto dei loro familiari.

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22 settembre 2015

Caro diario,
scopro che non ti scrivo da 4 giorni e non me ne ero nemmeno accorto! Accidenti alle troppe cose da fare!
E mi chiedo: ma i ragazzi (i miei alunni) sono così impegnati e indaffarati come gli adulti? Se io ripenso alla mia adolescenza, non mi sembra che fosse tanto occupata, però i tempi sono cambiati ed io ero adolescente... nel secolo scorso!!!!
Buona notte

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23 settembre 2015

Caro diario,
oggi è stata una giornata molto faticosa (lezioni al mattino, una lunga riunione al pomeriggio), perciò non ti dico niente di interessante e vado a letto di corsa!

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24 settembre 2015

Caro diario,
"oggi non è successo niente", come sembra abbia detto Luigi XVI il 14 luglio 1789!

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25 settembre 2015

Caro diario,
oggi ti faccio vedere il disegno che ho fatto su una mia alunna, che si chiama Aurora, ma in realtà è un tramonto (di quelli bellissimi, tutti rossi e arancioni, con le palme sullo sfondo, le onde del mare, eccetera)
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28 settembre 2015

Caro diario,
il disegno che ti ho messo nella pagina del 25 settembre fa veramente schifo, ma era soltanto una dimostrazione fatta rapidamente in classe per l'uso di paint per i miei alunni. Peccato però che non ci sia un critico d'arte a vederlo: potrebbe trovarlo magnifico, paragonarlo ai dipinti di qualche noto artista e definirlo un nuovo stile pittorico eccetera eccetera. I critici d'arte sono fatti così, non lo sapevi?

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29 settembre 2015

Caro diario,
sarò velocissimo stasera, perché ho tutti i sintomi del raffreddore e desidero solo andare a letto al più presto. Beato te che non ti ammali mai!
Ciao

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30 settembre 2015

Caro diario,
sono un po' (no, tanto) deluso, perché i miei alunni non scrivono il loro diario (solo alcuni hanno cominciato oggi, ma solo perché li ho minacciati) e perché quelli che lo fanno non hanno capito (alcuni almeno) come si fa! Eppure gliel'ho detto che bisogna mettere la data, che bisogna stare attenti all'ortografia e che devono sforzarsi almeno un po' per produrre un pensiero interessante. A me sembra impossibile che a 13 anni non ci siano pensieri interessanti che girano per la materia grigia! Dovrò tornare alla carica e far riflettere i miei alunni su cosa può essere considerato interessante alla loro età.
Stammi bene

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1 settembre 2015

Caro diario,
oggi a scuola mi sono parecchio arrabbiato, per tanti motivi di cui non ti voglio parlare. Forse lo farò un'altra volta, o forse no; ti dico solo che faccio fatica a capire certi comportamenti, dato che li considero estremamente sbagliati, anzi, EVIDENTEMENTE sbagliati, ma non è così per un sacco di gente e io mi chiedo se veramente esiste un'unica razza umana. A volte penso proprio di no!
Vabbè, ti lascio; scusami se rimango così sul vago........

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2 ottobre 2015

Caro diario,
oggi ho accompagnato la mia classe a una mostra alla Caserma Piave di Padova, dedicata alla Prima guerra mondiale. Abbiamo potuto vedere una serie di postazioni (una trincea, l'ospedale da campo, le cucine, ecc...) e alcuni "oggetti" (il telefono, le salmerie, le armi, la bicicletta-barella, il telemetro, i muli e così via) usati durante la Grande Guerra dai nostri soldati. A me la mostra è molto piaciuta e spero che sia piaciuta anche ai miei alunni, che per la prima mezz'ora sono stati attenti, poi hanno cominciato a distrarsi e a chiacchierare: purtroppo le nuove generazioni hanno una capacità di attenzione, che dura quanto un pezzo di programma televisivo tra un intervallo pubblicitario e l'altro (e credo che la nocività della tivù commerciale non sia stata ancora valutata appieno, o forse sì, a chi comanda va benissimo che i "sudditi" non abbiano voglia di pensare e di ragionare!).
Mi ha molto colpito, inoltre, sentir nominare certi termini, che sono ben poco usati al di fuori dell'ambito militare (giberna, gavetta, cordiale, soma, salmerie, contraerea, eccetera) e che per i miei alunni sono autentico "arabo"; ho pensato che una lezione sul lessico del settore militaresco può essere interessante.
Alla prossima

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5 ottobre 2015

Caro diario,
mi ero ripromesso (quando ho iniziato questo diario) di scrivere solo notizie positive. Il che mi fa pensare a una vecchissima vignetta con protagonista il cane Snoopy. L'ho trovata e te la faccio vedere:


Ciao ciao

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6 ottobre 2015

Caro diario,
stamane la mia classe ha incontrato la 1B: le due classi si sono fatte un po' di festa, si sono presentate, hanno riso assieme vedendo il video che i miei alunni hanno registrato nei giorni scorsi (è venuto proprio bene) e poi si sono salutate con il desiderio.... di rivedersi presto!
Anch'io ho avuto modo di conoscere un nuovo collega di Lettere, con il quale non avevo praticamente mai parlato. Insomma è andato tutto bene!

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7 ottobre 2015

Caro diario,
oggi una mia alunna mi ha suggerito una gita da fare con la classe: alle Fiere di Treviso per un giro in giostra!
Ti saluto e vado a letto, perché la giornata è stata pesante e domani sarà peggio.

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8 ottobre 2015

Caro diario,
come previsto, oggi è stata una giornata molto faticosa; non ce la faccio nemmeno a dare un'occhiata ai diari dei miei alunni. Lo farò domani, tanto so che loro non si arrabbiano!

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12 ottobre 2015

Caro diario,
si apre il sipario,
comincia la festa,
mi scoppia la testa,
mi par d'impazzire
e sai perché?
Non ho niente da dire,
ecco perché!

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13 ottobre 2015

Caro diario,
oggi ho fatto delle riflessioni "filosofiche"! Ho pensato che noi esseri umani siamo fatti di un corpo, che innanzitutto è in qualche modo (bello/brutto, alto/basso, forte/debole eccetera) e poi fa qualcosa (corre, solleva pesi, balla, lavora, ecc.). Ma siamo anche fatti di una mente (che pensa e ragiona) e di un cuore (che soffre e gioisce). C'è qualcos'altro? Per esempio, quella cosa che chiamiamo "anima"?
Mi sai dare una risposta?
Ciao

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14 ottobre 2015

Caro diario,
stanotte ho sognato che cantavo "Viva la pappa col pomodoro" e c'era qualcuno della televisione che mi riprendeva e mi metteva in onda in qualche programma (spero che non fosse da quell'odiosa della Maria De Filippi!).
Stamattina mi sono svegliato e nella mia testa continuo a canticchiare "La storia del passato / ormai ce l'ha insegnato / che un popolo affamato / fa la rivoluzion..."; per questo ho deciso che tra poco, quando sarò in aula a fare grammatica (abbiamo appena incominciato l'analisi del periodo), rifletterò assieme ai miei alunni sul seguente periodo:
La storia ci insegna che un popolo fa la rivoluzione, quando è affamato e quando vede che i propri più elementari diritti vengono capestati...
Poi non so come continuerà.
Ti lascio, se no rischio di arrivare a scuola in ritardo!

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15 ottobre 2015

Caro diario,
sai cosa mi piacerebbe? Andare a scuola un giorno e sedermi su un banco, mentre tutti i miei alunni se ne stanno in cattedra a farmi una lezione!
Potrebbe anche capitare, non credi?

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16 ottobre 2015

Caro diario,
l'idea scritta ieri è piaciuta a un mio alunno, che già si immagina seduto in cattedra, ma sopra tutti gli altri! Anch'io me lo immagino, con una bacchetta in mano, come un direttore d'orchestra, mentre dirige il resto della classe. A proposito: non mi è mai capitato di avere un alunno che, quando si tratta di pensare al futuro, mi dica: vorrei fare da grande il direttore d'orchestra, o almeno il suonatore in un'orchestra. Eppure io penso che sia uno dei migliori mestieri al mondo; piacerebbe anche a me e se potessi tornate indietro, lo farei. Vivere circondati di musica! dev'essere meraviglioso!
Vabbè, sto solo fantasticando!

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19 ottobre 2015

Caro diario,
venerdì scorso c'è stato il Consiglio di Classe della mia 3B. Abbiamo parlato di te, nel senso che i genitori mi hanno chiesto di trovare un modo per "obbligare" i ragazzi a scrivere le loro pagine di diario. Così ho deciso che ogni settimana deciderò (ma sono ben accetti consigli da parte dei miei alunni) un argomento su cui riflettere: al sabato lo scriverò sulla mia pagina di diario e per tutta la settimana successiva tutti (me compreso) dovremo scrivere su quell'argomento. In questo modo il diario perde un po' in spontaneità, ma forse serve a far scrivere i ragazzi.
Per questa settimana l'argomento è il seguente: GLI ANIMALI (DOMESTICI E NON)
Ciao

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20 ottobre 2015

Caro diario,
quando si pensa a un animale domestico viene in mente per prima cosa il CANE.
Ebbene, a me i cani non piacciono, per tanti motivi:
1- alcuni sono proprio brutti (penso a certi bulldog orribili!)
2- alcuni mi fanno letteralmente paura (anche se non ricordo di essere stato aggredito da piccolo, la mia paura mi sembra proprio ancestrale)
3- quelli che abbaiano e ti svegliano quando stai dormendo, li ammazzerei!
4- quando si annusano il sedere, mi fanno proprio schifo, soprattutto se i loro padroni li guardano con gli occhi languidi
5- quando li incontri sul marciapiede e il loro padrone tiene il guanzaglio lungo fino a intralciarti, prima picchierei il cane, poi il padrone (prima il cane, così il padrone soffre, vedendo l'adorato cane picchiato!)
6- quando, passando accanto a loro, ti abbaiano contro, anche se non li hai minimamente disturbati, mi chiedo se sono veramente intelligenti come si dice.
Può bastare?
Per completezza, io non amo i cani, ma chi li vuole, se li tenga pure; mi basta che non pretenda che anch'io voglia bene ai cani.
Infine: dicono che chi non ama i cani, non ama neanche gli esseri umani. Nel mio caso è verissimo!

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21 ottobre 2015

Caro diario,
se il cane mi è complessivamente poco simpatico, il gatto mi è decisamente più congeniale. Innanzitutto mi piace come animale, poi apprezzo la sua indipendenza, il suo muoversi in silenzio e la sua aria che sembra dire "Non ho bisogno di nessuno".
Certo non tutto va bene, neanche nei gatti: per esempio non sopporto quelli che vengono a fare i loro bisogni nel mio giardino e ancor più quelli sfacciatamente kitsch delle pubblicità per cibo per gatti. In entrambi i casi non è colpa del micio in sè, quanto piuttosto degli uomini: quelli che non abituano i propri gatti a fare i loro bisogni a casa propria e quelli che "creano" le pubblicità, che hanno di solito una visione malata della realtà.
Ma il discorso vale un po' per tutti gli animali: io non detesto gli animali, ma gli uomini che hanno con essi un rapporto sbagliato. Penso infatti che le bestie vivono indipendentemente da noi e le mescolanze (quelle cattive, per esempio la caccia, ma anche quelle buone, per esempio l'affetto eccessivo) non mi sembrano naturali. Non trovo per niente naturale - ad esempio - tenere un boa in casa e nessuno mi potrà convincere del contrario.

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22 ottobre 2015

Caro diario,
a proposito di animali, vorrei aggiungere - per completare il discorso di ieri - che anche gli animalisti a volte mi sembrano sbagliati. Sono d'accordo che ammazzare un animale per puro piacere sia mostruoso; lo è anche ammazzare un animale per farsene una pelliccia (ma questo vale oggi, non quando la pelle d'animale era l'unico modo per ripararsi dal freddo); non è molto accettabile neanche la caccia, che spesso è pura violenza contro gli animali. Molto meglio, decisamente, cacciare le bestie con una macchina fotografica!
Però, quando gli animalisti dicono che per amore degli animali bisogna diventare vegetariani, mi diventano antipatici; così come non mi piacciono le donne che, per manifestare la loro contrarietà alle pellicce, si esibiscono nude e urlanti. Nell'un caso e nell'altro mi sembra che ci sia un'esagerazione e un estremismo (o un esibizionismo) stomachevole.

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23 ottobre 2015

Caro diario,
concludo la settimana sugli animali, dicendo che a me gli animali piacciono tantissimo... quando loro se ne stanno a casa loro e io a casa mia. Non tutti a dire il vero: i serpenti ad esempio mi fanno impressione!
Ma in generale mi piace vedere e conoscere la fauna di tutto il mondo: non sento il bisogno di andarla a vedere di persona (anche perché sarebbe impossibile) e mi accontento di foto e filmati: in foto riesco anche a non rabbrividire davanti a un serpente!
Alcuni animali, poi, sono davvero bellissimi: al primo posto metterei i felini, al secondo gli uccelli. I primi sono regali, i secondi hanno una tale varietà di forme, colori, dimensioni, movimenti da lasciare a bocca aperta.
E con questo ti ho detto tutto ciò che penso degli animali!

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24 ottobre 2015

Caro diario,
l'argomento della prossima settimana è l'EXPO di Milano.
I miei alunni ci vanno martedì, io no.
Troverò qualcosa da dirti anch'io, forse..........

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26 ottobre 2015

Caro diario,
dovrei parlarti dell'EXPO, ma per oggi faccio un'eccezione: ti dico infatti che l'esperimento del diario di classe si sta rivelando un fallimento TOTALE, sia perché i miei alunni non scrivono, sia perché quando scrivono non stanno minimamente attenti alla forma e gli errori ortografici e sintattici abbondano come il caldo a luglio, o come i termini lessicali in un dizionario.
Quello che mi dà fastidio (oltre al fatto che non ho voglia di leggere cose incomprensibili) è che si lamentano del fatto che gli ho dato da scrivere su uno specifico tema, mentre loro vorrebbero scrivere liberamente; peccato che quando erano liberi di scrivere ciò che volevano, non scrivessero niente!
Credo che sospenderò l'attività, io avrò meno da fare e loro... che si arrangino!!!!!!!!!!!!! Vogliono crescere analfabeti? Cavoli loro!

P.S.
Scusami, caro diario, se ho usato un tono un po' troppo irritato; tu non c'entri niente!

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27 ottobre 2015

Caro diario,
i miei alunni sono all'EXPO di Milano, io no.
Avrei voluto andarci anch'io, ma devo anche fare i conti con le mie condizioni e le mie energie: passare mezza giornata (o quasi) in pullman e l'altra mezza a passo di marcia (o in coda) nella ressa di persone che ci sono in quest'ultima settimana di esposizione, non mi è consentito.
Mi dispiace, sarà per un'altra volta. Spero che domani i miei alunni mi raccontino (attraverso i loro diari) quello che hanno visto.

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2 novembre 2015

Caro diario,
ho dovuto trascurarti, perché sono stato male. E non si può dire che ora stia tanto meglio!
Comunque sia, volevo aggiornarti sul fatto che i miei alunni hanno fatto i piagnistei, dicendo che scrivere ogni giorno una pagina di diario è impossibile, perché hanno tanti impegni. Anch'io ho tanti impegni, ma finora ci sono sempre riuscito a scrivere quasi ogni giorno; però voglio credere che sia vero che loro non ce la fanno e li ho lasciati decidere per un'altra opzione. Hanno scelto di scrivere 2 volte alla settimana, su un argomento deciso da loro. Vedremo se almeno così funziona. Naturalmente anch'io scriverò solo 2 volte alla settimana!
Il primo argomento che hanno scelto è l'AGRICOLTURA: ti dirò la mia in un'altra occasione.
Per adesso, ciao

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5 novembre 2015

Caro diario,
quello dell'agricoltore è un mestiere interessantissimo, perché nutre il pianeta, ossia soddisfa uno dei bisogni fondamentali degli esseri viventi; non per niente l'umanità è uscita dalla preistoria ed è entrata nella storia, quando ha imparato a coltivare i campi.
Non è comunque un mestiere facile, neanche nei Paesi sviluppati, dove ormai viene svolto con macchinari moderni ed efficentissimi; comporta comunque fatica e sudore e infatti penso che sarebbe un'ottima idea obbligare a un periodo di coltivazione dei campi tutte quelle persone che non fanno un fico secco dalla mattina alla sera e però guadagnano bene (i politici per esempio, soprattutto quelli ladri). Meglio ancora sarebbe un periodo a fare gli agricoltori nell'Africa subsahariana, con una zappa e una vanga e a nutrirsi con quello che riescono a produrre! Ti immagini che sogno, vedere Renzi, Grillo, Salvini e il Banana (e tanti altri) lavorare come servi della gleba nel semideserto del Mali?
Ma lasciamo da parte i sogni.
La realtà prevede anche un rapporto privilegiato e stimolante tra il contadino e la terra, come ha descritto benissimo il grande Ermanno Olmi nel film "Terra Madre". Un rapporto, però, che secondo me si è in gran parte perduto nell'età moderna, se mai è esistito; infatti, se penso ai contadini nell'età medievale, non mi sembra che se la passassero tanto bene e nei secoli più vicini ai nostri... mah, forse qualche situazione di benessere c'è anche stata, ma faccio fatica a immaginarla come la situazione "dominante" nel mondo contadino. Forse anche quella bellezza rintracciabile nei gesti di un contadino, che semina e fa crescere la pianta e poi accarezza i suoi frutti e li raccoglie come una cosa preziosa, forse anche questo è un sogno. O forse è una cosa che solo un anziano pensionato d'oggi può fare, mentre tutti gli altri corrono di qua e di là come tante formiche impazzite!
Bene, per oggi è tutto; alla prossima

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9 novembre 2015

Caro diario,
Davide ha scelto l'argomento di questa settimana: LA MUSICA CHE MI PIACE.
E' una meraviglia di argomento, perché a me la musica piace tantissimo, anzi, a volte penso che avrei dovuto fare il musicista, anziché l'insegnante, o almeno l'insegnante di musica. Vabbè, ormai è andata come è andata.
A me piacciono quasi tutti i generi musicali, tranne alcuni; oggi ti parlo di quelli che non mi piacciono.
Al primo posto metterei la techno music, che mi è proprio indigesta.
Al secondo (ma potrebbe essere al primo, pari merito con la techno) il rap, che non è musica, ma rumore: riconosco che a volte i testi possono essere interessanti (ma non sempre, spesso sono testi falsamente impegnati e trasgressivi), ma la musica e il tipo di canto mi risultano assolutamente insopportabili.
Al terzo posto il liscio: d'accordo, serve ai vecchietti per ballare, ma è una lagna infinita.
Al quarto posto colloco la musica commerciale, da Orietta Berti a Céline Dion, dai Pooh ai Guns N'Roses: per me è musica commerciale tutta quella fatta seguendo un cliché definito e con lo scopo di "piacere ad ogni costo", cioè musica fatta non per necessità artistica bensì per finalità industriale (per far soldi, insomma). Purtroppo ce n'è tanta, anzi è la maggior parte della musica che si ascolta oggi, perché l'industria è potente, le radio e le televisioni non capiscono niente di musica, la gente è superficiale.
La prossima volta ti parlo della musica che mi piace.

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15 novembre 2015

Caro diario,
ti avevo promesso di parlarti della musica che mi piace; lo farò, ma sarò breve, perché non sto tanto bene (ho un forte raffreddore, colpa delle correnti d'aria che ci sono in classe!).
Cosa mettere al primo posto? Non lo so proprio, diciamo che potrebbe essere così:
1- la musica classica (sinfonica e cameristica, in particolare del XIX secolo, ma anche il Novecento ha tanta musica interessante)
2- il rock, in tante sue varianti, dal pop dei Beatles al progressive di Robert Wyatt (il mio preferito tra la musica rock), dal folk di Bob Dylan al blues di Eric Clapton
3- l'opera lirica, in particolare gli italiani Verdi, Rossini, Bellini, Donizetti e Puccini

Ma poi mi capita di ascoltare anche i Simply Red e Bruce Springsteen, Dmitri Shostakovich e Mozart, persino la vecchia Madonna (ma quella recente non mi piace) e la world music australiana!
Insomma un po' di tutto, purché sia musica che abbia personalità.

Ti saluto; Luca ha scelto l'argomento per la prossima settimana: PARLA DI UN FILM CHE HAI VISTO DI RECENTE E CHE TI E' PIACIUTO.
A presto

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18 novembre 2015

Caro diario,
non avendo visto film di recente (una volta il cinema mi piaceva, ora molto meno, anche perché è fatto soprattutto per ragazzini, non per adulti), ti parlo del mio film preferito.
In estrema sintesi parla di un gruppo di "sfigati" che un giorno, per qualche strano motivo, entrano in contatto con una forza misteriosa che trasmette loro l'intelligenza; essi ne approfittano per compiere ogni genere di violenza, senza però capire da dove proviene quella intelligenza. Persino molti anni dopo i discendenti di quei primi "sfigati" affrontano avventure estreme, per dare una risposta a quel quesito destinato a rimanere, probabilmente, senza risposta.
Caro diario, hai capito di quale film ti ho parlato?

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6 gennaio 2016

Caro diario,
per una serie di motivi che non sto qui a descriverti, è da novembre che non ti scrivo!
So che è vergognoso, ma pensa che ci sono anche dei miei alunni che non scrivono da mesi, quando per loro sarebbe un obbligo, mentre per me è solo "un buon esempio da dare"!
Mi perdoni, vero, se ti sintetizzo in un'unica volta tutti i miei pensieri sugli argomenti scelti dai ragazzi?
Cominciamo.
CIBO:
Ottimo argomento! Il cibo mi piace molto, infatti il mio fisico lo dimostra: tra Stanlio e Ollio, indovina a chi assomiglio!
Inoltre penso che il cibo più buono sia quello cucinato da sè. Infatti, se una persona mangia trovando sempre pronto ciò che è stato cucinato da altri, è capace (dato che sono persone viziate!), di trovarci mille difetti. Che imparino a cucinare, poi ne riparliamo!
Anche un cibo che è venuto male è buono per chi l'ha cucinato!
VIDEOGAMES:
Qui casca l'asino, perché non ho mai giocato a nessun videogame! Ti sembrerà strano, ma è così: devi sapere, se non l'hai già intuito, che io appartengo a quella generazione che come massimo regalo ha avuto un fucile, la cui unica pallottola era un tappo messo a fine canna, per giunta legato al fucile stesso: non si sa mai che andasse perso!
Ma sai quanto mi sono divertito con quel fucile? Tantissimo, visto che ancora me lo ricordo!
MODA:
Argomento su cui non posso dire niente, perché il papà di una mia alunna è uno stilista e non voglio neanche correre il più lontano rischio di offenderlo!!!!!!!!!!!!!!!!! Tanto non ce l'ho con lui!
ANIMALI ESOTICI:
Con questo argomento mi trovo meglio. Anche se io detesto cani e gatti (come ti ho già detto una volta), amo parecchio il mondo animale (solo i serpenti mi fanno paura e ricordo ancora con terrore il giorno del mio compleanno, quando quelle carogne dei miei attuali alunni mi hanno regalato una scatola piena di serpenti di gomma!).
Comunque, a vederli in foto (dal vivo credo che non la penserei così) mi piacciono molto: soprattutto i grandi felini (leoni, leopardi, ghepardi, puma, le tigri soprattutto), ma anche i grandi animali della savana (elefanti, rinoceronti, giraffe, zebre, ippopotami ecc.) e gli uccelli in generale: quando lavoro per il mio blog di geografia (quello di sole immagini), mi capita di trovare foto di uccelli meravigliosi e per me è proprio un momento di serenità. Che sia perché gli uccelli, che volano nel cielo, mi danno esattamente il senso della libertà?
SERIE TV:
Che roba è? Telefilm, telenovelas, roba simile, per me non esistono; proprio non ce la farei a starmene seduto in divano a guardare uno scatolone che parla!
Pensa che faccio fatica persino a guardare l'unico programma televisivo che guardo quasi sempre, cioè "Crozza nel paese delle meraviglie".
La tivù non mi piace, anzi, direi quasi che la odio, perché è piena di gente stupida, che guadagna un sacco di soldi, per fare e dire cose stupide. So che c'è una femmina di cui non ricordo il nome (so solo che ha sposato un vecchio che mi dà sempre l'aria di uno che si mette le dita nel naso; uno comunque con l'aria da SPORCHISSIMO), dicevo... so che c'è una femmina che ha la voce da maschio che fa un programma di successo che è il massimo dell'idiozia (ma proprio a livelli incredibili!). Forse i miei alunni sanno come si chiama, ma non mi interessa e in fondo non mi interessa neanche che per me sia il massimo del massimo dell'inutilità: basta non accendere la tv e guardarla e il gioco è fatto! Se poi gli altri la guardano e la considerano anche interessante... beh, peggio per loro!
Ciao ciao e buon anno; spero con il 2016 di riprendere a scriverti settimanalmente, ma mi auguro che anche i miei alunni lo facciano, visto che l'hanno solennemente promesso. Vero Edoardo?

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Scoperto un nuovo ominide



POSTATO DAL PROF DI ITALIANO:

Ecco l'Homo naledi
un nuovo antenato
scoperto in Sudafrica
di Silvia Bencivelli


Quindici uomini e quasi altrettanti misteri. E il primo è, appunto, di che uomini si tratti. Per adesso si tratta di millecinquecento ossa e centoquaranta denti antichi, ma antichi non si sa ancora quanto. Intanto, per i paleontologi di tutto il mondo rappresentano una scoperta pronta a riscrivere i libri di testo. Sono i resti trovati nel fondo della grotta di Rising Star, una cinquantina di chilometri a nordovest di Johannesburg, descritti ieri in un articolo pubblicato dalla rivista open access eLife da scienziati della University of Witwatersrand di Johannesburg, dalla National Geographic Society e dal Dipartimento per la Scienza e la Tecnologia/National Research Foundation del Sudafrica, guidati dal paleontologo sudafricano Lee Berger. Un gruppo di 40 ricercatori, tra cui l'italiano Damiano Marchi, dell'università di Pisa. «Abbiamo trovato una specie che consideriamo appartenente al genere Homo — ha dichiarato Berger — ed è davvero notevole». Il suo nome è Homo naledi, dove naledi in lingua Sotho significa "stella".
La scoperta è importante per numerose ragioni. Intanto è un ritrovamento particolarmente ricco: non la solita mezza mandibola da cui dedurre la struttura di un intero scheletro, ma un sacco di ossa, tante e diverse. Praticamente è già «il membro fossile della nostra linea evolutiva che conosciamo meglio», ha proseguito Berger.
Questo significa che è già possibile provare a descrivere come fosse fatto. E cioè è possibile dire che era alto circa un metro e mezzo e probabilmente era snello. Che aveva la parte superiore del corpo simile a quella dell'Australopiteco e la parte inferiore simile alla nostra. Molto simile, soprattutto i piedi. Ma l'Australopiteco è comparso sulla Terra circa quattro milioni di anni fa, mentre noi quei piedi abbiamo cominciato a muoverli solo duecentomila anni fa.
Non solo: il cranio di Homo naledi è piccolo e il cervello che conteneva non poteva essere più grande della metà del nostro, simile cioè a quello di specie vissute due milioni di anni fa. Ed ecco quindi il principale dei misteri. Quando è vissuto Homo naledi?
Gli scienziati ancora non lo sanno. Potrebbe essere uno dei primi membri del genere Homo, e risalire a circa due o tre milioni di anni fa. Oppure potremmo scoprire che è una specie vissuta fino a ieri ma dai caratteri antichi, un po' come è il celacanto per i pesci: una specie che nuota tranquilla nelle profondità degli oceani africani dalla fine del Cretaceo. In ogni caso, spiegano gli scienziati, per una datazione precisa dei resti ci sarà da aspettare. Ci sarà anche da capire se i corpi siano stati gettati deliberatamente nella grotta. Che si tratti di sepolture o di omicidio, sarebbe il primo segno di un comportamento tanto complesso in una specie tanto antica. Cioè, ha spiegato Lee Berger al National Geographic , Homo naledi «potrebbe non essere così vicino a noi, ma avere abilità cognitive simili alle nostre».
Potrebbero esserci migliaia di resti ancora da scoprire nella grotta, ha proseguito Berger.
Ma non tutti condividono l'idea che i quindici di Rising Star siano una nuova specie. Tra gli scettici c'è Ian Tattersall, paleontologo dell'American Museum of Natural History di New York, che già in passato ha chiesto ai colleghi più cautela nel battezzare nuove specie. Anche lui, però, ammette che la scoperta è importante: «si tratta di un incredibile assemblaggio di fossili che terrà i paleoantropologi occupati per un bel po' di tempo».

giovedì 16 luglio 2015

14 luglio 2015

POSTATO DAL PROF D'ITALIANO:

Come sapete il 14 luglio è il giorno in cui iniziò, con la presa della Bastiglia, la Rivoluzione francese.
Questa è una foto scattata a Parigi 2 giorni fa:


Questa invece è una famosa canzone francese, di un famosissimo cantante, in cui si parla anche del 14 luglio:

Georges Brassens: La mauvaise réputation

Ecco cosa dice (se sei interessato al testo in francese, cercatelo):

LA CATTIVA REPUTAZIONE

Al paese, senza menar vanto,
Ho una cattiva reputazione.
Che mi agiti o resti fermo
Passo per un non-so-che.
Eppure non faccio torto a nessuno
Per la mia strada d'ometto tranquillo.
Ma alla gente perbene non piace
Che si segua altra strada che la loro,
No, alla gente perbene non piace
Che si segua altra strada che la loro.
Tutti sparlano di me,
A parte i muti, naturalmente.

Il giorno del 14 luglio
Me ne resto in panciolle a letto;
Della musica che marcia al passo
Non me ne importa nulla.
Eppure non faccio torto a nessuno
Se non ascolto squillar la tromba.
Ma alla gente perbene non piace
Che si segua altra strada che la loro,
No, alla gente perbene non piace
Che si segua altra strada che la loro.
Tutti mi segnano a dito,
A parte i monchi, naturalmente.

Quando incrocio un ladro sfigato
Inseguito da un bifolco,
Allungo la gamba e, perché non dirlo?
Il bifolco si ritrova per terra.
Eppure non faccio torto a nessuno
Lasciando scappare chi ruba una mela.
Ma alla gente perbene non piace
Che si segua altra strada che la loro,
No, alla gente perbene non piace
Che si segua altra strada che la loro.
Tutti mi s'avventano addosso,
A parte gli sciancati, naturalmente.

Non serve esser Geremia
Per indovinare la mia sorte:
Se trovano una corda di loro gusto
Me la passeranno al collo.
Eppure non faccio torto a nessuno
Se non seguo le strade che portano a Roma.
Ma alla gente perbene non piace
Che si segua altra strada che la loro,
No, alla gente perbene non piace
Che si segua altra strada che la loro.
Tutti verranno a vedermi impiccato,
Tranne i ciechi, naturalmente.



Ora, vedete voi se preferite i fuochi d'artificio o Georges Brassens!

Il dito medio del gorilla!

POSTATO DAL PROF. DI ITALIANO:



È estate e, a causa del caldo eccessivo, il cervello se ne va in vacanza (succede a chi ce l'ha, naturalmente, un cervello! Chi non ce l'ha, non ha problemi). Così si riempiono gli spazi a disposizione (in questo caso il sito internet de la Repubblica - oggi, 16 luglio 2015) con le stupidaggini più assurde. Come questa, che pubblico perché anch'io - probabilmente - ho il cervello in vacanza!


Accordo sul nucleare tra U.S.A. e Iran

PUBBLICATO DAL PROF. D'ITALIANO:

Leggete questo articolo su un evento che passerà alla storia, speriamo in senso positivo! 
Pubblicato da la Repubblica il 15 luglio 2015



La svolta nucleare
ecco l'accordo tra Usa e Iran che può cambiare il mondo
Di BERNARDO VALLI

Abitanti di Teheran, la capitale dell'Iran, festeggiano l'accordo appena firmato

Ci sono voluti più di 35 anni per riavvicinare il grande Satana (1) e il regime canaglia (2), caposaldo dell'asse del male. Ci vuol tempo per sradicare gli insulti diventati dogmi. La diplomazia ha dovuto faticare, ma si è rivelata più efficace delle armi in agguato. Nel mondo irrequieto, sbrigativo nell'uso della forza, è un segno di saggezza. La rivalità tra l'America bollata dall'Iran come satanica e l'Iran definito dall'America canagliesco si è risolta la mattina del 14 luglio, dopo tredici anni di trattative, in un accordo sul nucleare che resta ricco di incognite, che non è ancora la pace, ma che è pur sempre una vittoria dell'intelligenza umana, emersa con fatica dal fanatismo e dal sospetto. Il defunto imam Khomeini, fondatore della teocrazia (3) iraniana, si stupirebbe di quel che è accaduto all'Hotel Palais Coburg di Vienna, dove i suoi successori hanno raggiunto un'intesa con gli americani, inassolvibili nemici dal 4 novembre 1979, giorno in cui gli studenti di Teheran, esaltati dalla rivoluzione e dalla caduta dello scià, assaltarono l'ambasciata Usa. E furono presi come ostaggi 66 diplomatici e impiegati.
L'intesa di Vienna è il primo passo. Resta l'approvazione dell'Onu che si annuncia rapida. Poi la ratifica del Majlis (Parlamento) di Teheran, anticipata dall'approvazione della Guida suprema Khamenei senza la quale non ci sarebbe stato un accordo: e infine quella più problematica, entro due mesi, del Congressso di Washington, dove non mancano i nemici dell'intesa con l'Iran. Gli scettici, gli indecisi si trovano tra i repubblicani e i democratici.
E sono particolarmente attivi coloro che sono d'accordo col primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, da sempre favorevole a un intervento armato e adesso pronto nel denunciare, affiancato da un imprevedibile alleato di fatto, l'Arabia Saudita, come uno storico errore l'accordo di Vienna. Benché Barack Obama dica con toni rassicuranti che sia basato "sui controlli e non sulla fiducia". Controlli che dureranno tra i dieci e i quindici anni.
Le scuole di pensiero sulla grande impresa diplomatica sono tante. Quella positiva sottolinea con ragione che non si tratta di un semplice affare regionale. La sua portata è internazionale perché riguarda la proliferazione nucleare, quindi è un esempio che non si limita alla pace e alla sicurezza in Medio Oriente, ma si estende al Pianeta. L'accordo autorizza il nucleare civile ed esclude quello militare. Dovrebbe dissuadere i grandi paesi sunniti, come l'Arabia Saudita, a dotarsi della bomba atomica, intimoriti dall'idea che l'Iran, l'avversario sciita, stia per averne una. Per quanto riguarda Israele non ha firmato il patto di non proliferazione e disporrebbe di armi nucleari da tempo. Fu la Francia, quando era stretto alleato dello Stato ebraico, a fornirgli negli anni Cinquanta il primo know how (4) necessario.
Il documento di Vienna limita con precisione la capacità d'arricchimento dell'uranio, riducendo il numero delle centrifughe, e in generale l'attività di ricerca e di sviluppo. Un meccanismo ristabilisce le sanzioni (5) automaticamente in caso di violazione dell'accordo, e comunque esse non vengono sospese tutte insieme, ma via via che sono assolti gli impegni. Le centrali nucleari d'Arak e di Tatanz saranno soggette, come tutte le altre, a continue ispezioni dell'Agenzia atomica dell'Onu, tese a controllare la produzione dell'uranio arricchito, combustibile indipensabile per il nucleare militare. L'arsenale di Parchin sarà soggetto a verifiche concordate. E le armi che vi si trovano, cioè quelle convenzionali, sanno sottoposte a embargo, come i missili mobili, per cinque anni. Dopo l'approvazione del Consiglio di Sicurezza l'Iran dovrà prepararsi per tre mesi ad applicare i vari capitoli dell'accordo. Quest'ultimo dovrebbe essere rispettato nel suo insieme all'inizio del prossimo anno.
Oggi, stando agli esperti più ottimisti nelle valutazioni tecniche, l'Iran sarebbe in grado di realizzare una bomba atomica nello spazio di due mesi. Applicate tutte le clausole dell'accordo di Vienna, la sua capacità si allungherebbe a 12. Queste valutazioni hanno subito e subiscono molte variazioni. Gli specialisti israeliani hanno spesso contraddetto il loro primo ministro, che accorciava drammaticamente i tempi di preparazione della bomba. Ma adesso i giudizi divergono in particolare sulla fiducia, sull'efficacia dei controlli e su quello che accadrà quando sarà scaduto l'accordo. Ossia tra una decina di anni. Gli scettici e gli scontenti non mancano nei due campi. Tra gli stessi iraniani c'è chi considera il documento di Vienna una gabbia in cui il suo paese resterà imprigionato.
Ma la posta in gioco non è soltanto il nucleare. Se l'accordo del 14 luglio sarà applicato, l'Iran recupererà il ruolo di grande potenza della regione. La ripresa degli introiti del petrolio, ridotti dalle sanzioni, il rilancio dell'economia favorito dagli investimenti stranieri impazienti di riversarsi su un paese di 80 milioni di persone ansiose di consumare, il riavvio dell'attività bancaria con l'Occidente, insieme al ritorno alla normalità in tanti altri settori accrescerà l'influenza della Repubblica islamica fondata da Khomeini. Gli alleati tradizionali dell'America, quali l'Arabia Saudita e Israele, non perdonano a Obama di avere favorito, anzi voluto, il ritorno in società a pieno titolo del loro avversario. Non credono nell'efficacia della camicia di forza sul nucleare imposta dai negoziatori dei sei paesi impegnati nelle trattative (Russia, Gran Bretagna, Francia, Cina, Stati Uniti più Germania). L'Iran diventa un partner economico, politico e militare di grande rilievo.
Vladimir Putin è pronto ad accoglierlo nel Brics (6), il club dei paesi emergenti animato oltre che dalla Russia, da Cina, India, Brasile, Sudafrica. E il suo peso nella crisi mediorientale è destinato ad aumentare. Le milizie sciite, finanziate e spesso comandate da iraniani sono già, insieme a quelle curde, le forze più efficaci nella lotta contro il califfato, che occupa un vasto territorio a cavallo di Iraq e Siria. Gli Hezbollah libanesi, spina nel fianco di Israele, ma anche efficienti alleati del regime di Damasco, sono di fatto un appendice di Teheran. Secondo una scuola di pensiero il più ampio ruolo del regime degli ayatollah inaspirirà il conflitto. Altri invece, e tra questi Barack Obama, contano sul pragmatismo dimostrato dai negoziatori di Vienna. Tenaci, polemici, orgogliosi, ma infine pronti ad accettare severi condizionamenti pur di uscire dall'isolamento. Insomma pronti ai compromessi e a una cooperazione.

(1) grande Satana = gli U.S.A.
(2) regime canaglia = l’Iran
(3) teocrazia = tipo di governo in cui il potere è nelle mani dei capi della religione; in Iran il capo religioso fu per molti anni l’ayatollah Khomeini, che nel 1979 guidò una rivoluzione contro lo scià di Persia, ossia il re dell’Iran, che fu costretto a fuggire
(4) know how = l’insieme di conoscenze necessarie per fare qualcosa, in questo caso per costruire la bomba atomica
(5) sanzioni = si tratta di sanzioni economiche, ossia di limitazioni nei rapporti commerciali ed economici tra uno stato e un altro; in questo caso da anni gli U.S.A. e altri Paesi non hanno rapporti economici e commerciali con l’Iran (con notevoli danni per l’Iran, cioè per la gente comune, perché quelli che sono al potere non subiscono mai niente!)
(6) Brics = acronimo che indica i Paesi emergenti negli ultimi anni, cioè Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica

Ragazzi e tablet

PUBBLICATO DAL PROF. D'ITALIANO:



Ogni giorno otto ore al tablet
"Per i piccoli è una droga"
Di ELENA DUSI


Cara, vecchia Tv. La baby sitter di una generazione è stata (quasi) mandata in soffitta da un esercito di agguerriti smartphone e tablet. Ai genitori i telecomandi per spegnere tutto ormai non bastano più, anche perché i nuovi strumenti sono ben custoditi nelle tasche e nelle camere dei ragazzi, anziché nel salotto di casa.
Un bambino di 7 anni in Gran Bretagna ne ha già trascorso uno a tu per tu con uno schermo. Un bambino americano di 8 anni passa 8 ore al giorno con i media elettronici. Un ragazzo tra i 13 e i 17 anni negli Usa spedisce 3.364 sms al mese, di cui 34 al giorno dopo aver spento la luce la sera. In Italia l'81 per cento dei tredicenni si collega a internet tutti i giorni. Per il 12% accedere a un social network è la prima attività dopo il risveglio e per il 35 per cento l'ultima prima del sonno.
Secondo gli ultimi dati della Società italiana di pediatria, il rapporto tra adolescenti e internet è sempre più privato - il 71% dei tredicenni si collega alla rete con il proprio telefonino - e lontano dal controllo dei genitori. Il 46% degli adolescenti passa da 1 a 3 ore al giorno sul web e il 26% supera le 3 ore. Per 6 giovani su 10 internet è «irrinunciabile » e quasi uno su 4 senza i suoi amici virtuali «si sente solo». Ma l'uso di Whatsapp (il social network prediletto per l'81% dei ragazzi) e Facebook (tre adolescenti su quattro hanno un profilo) rende gli utenti raggiungibili giorno e notte, trasformando il calcolo delle ore di connessione in un'operazione senza senso. «La migrazione dal computer al telefonino - spiega Giovanni Corsello, presidente della Società italiana di pediatria - impedisce ai genitori di rendersi conto del tempo trascorso dai figli sui social network. E agevola l'abuso notturno, rubando ore preziose al sonno dei ragazzi».
Negli Stati Uniti, secondo una ricerca del 2010 della Kaiser Family Foundation citata dal New York Times , i genitori hanno ormai abdicato al loro ruolo di controllo: due su tre non impongono neanche una regola sull'uso di tablet, tv, telefonini e videogiochi. E la passione per gli schermi luminosi va a colonizzare fasce d'età sempre più precoci. Ad aprile di quest'anno una ricerca dell'ospedale di Philadelphia Einstein Healthcare Network ha trovato che il 36% dei bambini inizia a maneggiare un telefonino o un tablet ancor prima di aver compiuto un anno.
Se l'attaccamento eccessivo all'elettronica è diventato un'epidemia mondiale o quasi, c'è un Paese che ha deciso di affrontarla con i muscoli. La Cina ha classificato la dipendenza da internet come una malattia e per curarla ha aperto centri di riabilitazione dove nessuno spiraglio è lasciato alla libertà di smanettare su schermi e tastiere. Al programma militaresco imposto a tre adolescenti "internati" per tre mesi nella Internet addiction clinic di Pechino è dedicato il documentario shock Web Junkie . «Un po' di ironia - è al contrario la ricetta suggerita dallo psicoterapeuta Fulvio Scaparro - per far sì che i ragazzi si rendano conto da soli di quanto la realtà sia più vasta di uno schermo». Ai genitori Scaparro consiglia di offrire alternative altrettanto accattivanti della realtà virtuale. «Non è un caso che nei periodi di vacanza l'uso di internet crolli. Per i bambini arriva finalmente il momento di correre, giocare e azzuffarsi. La vita si impara vivendo, ma in casa e in città spesso ci sono poche attività da offrire. I genitori hanno il compito di trovare delle alternative più affascinanti di telefonini e videogiochi».

(pubblicato da la Repubblica, martedì 14 luglio 2015, anniversario della presa della Bastiglia a Parigi)

lunedì 8 giugno 2015

La battaglia di Waterloo



POSTATO DAL PROF DI ITALIANO:
Non so se avete già studiato Napoleone, comunque vi invito a leggere questo articolo su una delle più famose battaglie mai combattute

Duecento anni fa, il 18 giugno 1815, nella campagna belga andava in scena la più studiata e raccontata delle battaglie, costata la vita a cinquantamila uomini e l’esilio a Napoleone
Come andò davvero a Waterloo
di Stefano Malatesta


 Come Napoleone è stato il soggetto su cui si è più scritto dopo Gesù Cristo, così la battaglia di Waterloo è stata la più studiata di tutte le battaglie, antiche e moderne. Tutti questi contributi, francamente in eccesso, non hanno aiutato a far chiarezza ma semmai a rendere le modalità dello scontro più oscure. Le tesi su come andò veramente sul campo di Waterloo sono innumerevoli e tutte in contrasto tra loro. C'è la versione trash per i giornali popolari: Napoleone era in cattive condizioni perché sofferente di emorroidi, una tesi buona per Il Vernacoliere (1) di Livorno ma ovviamente non per una ricostruzione storica. La maggior parte degli autori è comunque convinta che Napoleone non fosse più lui, fisicamente e intellettualmente. Aveva messo su pancia, i capelli — seppure pettinati alla Bonaparte — non gli coprivano più il cranio ed erano ridotti a un ricciolino sulla fronte. Ma questo non prova che il Generale avesse perso le sue doti di tattico e di stratega, le stesse che gli avevano fatto vincere fino ad allora qualcosa come settanta battaglie.
La marcia che lo portò a Waterloo era riuscita perfettamente ed è stata una delle più veloci, se non la più veloce, mai compiuta dai soldati francesi. La rapidità degli spostamenti delle sue truppe era sempre stata la base delle sue vittorie: Napoleone non è stato l'inventore della guerra totale, è stato semplicemente il primo esecutore e quello che l'ha sfruttata al meglio delle sue possibilità, talmente gli era congeniale. Una cultura della guerra ereditata dai classici greci, che combattevano totalmente e in modo spietato facendo pochi prigionieri. Una volta, prima del periodo moderno, le battaglie facevano parte della vita quotidiana, come il raffreddore o le tasse. Ogni comunità ne combatteva un'altra e si aspettava di essere combattuta. Gli scontri avvenivano secondo rituali prestabiliti. Spesso i comandanti non erano dei veri comandanti, ma dei dandy (2) in trasferta militare: il duca di Cumberland si lasciava dietro dei cannoni per far posto alle centoquarantacinque tonnellate di bagaglio indispensabili al suo ménage; il principe di Soubise, il comandante della spedizione franco-austriaca contro Federico II, travolto da una famosa carica della cavalleria prussiana guidata da von Seydlitz, si trovava meglio a Versailles a ciaccolare ininterrottamente con la Pompadour, la sua protettrice, che sul campo di battaglia. O che dire del duca di Richelieu, che era celebre per la forte scia di profumo che lasciava ovunque andasse.
Comunque. Un'altra versione sostiene che la pioggia caduta in maniera anomala nella settimana prima di Waterloo avrebbe impedito all'artiglieria di avanzare nel terreno diventato una palude fangosa e di appoggiare la famosa carica della cavalleria pesante guidata dal maresciallo Ney. Napoleone era stato un eccellente ufficiale di artiglieria e aveva dato prova, durante l'assedio di Tolone, della sua capacità straordinaria di maneggiare cannoni che si trascinava sempre con sé a costo di durissime fatiche. Tutti i suoi piani di battaglia erano studiati in funzione delle armi pesanti. La chiave delle sue vittorie stava nel far convergere l'artiglieria in un punto preciso. Trattava gli eserciti nemici come una cittadella, da abbattere in breccia. Sfondare i quadrati, polverizzare i reggimenti, rompere le linee, tritare e disperdere le masse: tutto questo era a carico del cannone.
Un racconto accuratissimo della battaglia venne scritto ventidue anni più tardi da Victor Hugo (3) nella parte seconda del primo libro de Les Miserables . Per orientarsi lo scrittore era andato sul posto, visitando tutti i luoghi ormai entrati nel mito come le colline di Saint Jean e il castello di Hougoumont. E proprio da Hougoumont parte il suo grande affresco del feroce scontro: "...A fianco della cappella un'ala del castello, il solo avanzo che rimanga del maniero di Hougoumont, si staglia distrutta, si potrebbe dire sventrata. Il castello servì da torrione, la cappella da fortezza. Vi si fece uno sterminio. (...). La spirale delle scale, screpolate dal pianterreno al soffitto, appare come l'interno di una conchiglia spezzata. Tutto il resto somiglia a una mascella sdentata. Vi sono due vecchi alberi: uno è morto, l'altro è ferito al piede, e rinverdisce in aprile. Dopo il 1815 si è messo a germogliare...".
Secondo Hugo, il piano di battaglia dell'imperatore, per riconoscimento unanime, era un capolavoro: i francesi dovevano andare verso il centro della linea alleata il più rapidamente possibile, sfondarla, tagliarla in due, spingere le truppe britanniche su Alle e quelle prussiane su Tengres, superare le colline di Saint Jean, dove era attestato Wellington (4), gettarlo in mare, gettare nel Reno Blucker e arrivare a Bruxelles. Alle quattro del pomeriggio, la situazione dell'armata inglese si era fatta preoccupante. Wellington non aveva più Hougoumont, conquistato dalla fanteria francese, come copertura difensiva. Un suo subalterno gli chiese: «My lord, che cosa dobbiamo fare?» e Wellington seccato dalla domanda rispose urlando a piena gola come non aveva mai fatto «Dobbiamo resistere!». Se Napoleone fosse riuscito a portare anche solo una parte dei suoi duecento cannoni, in modo da mettere sotto tiro le colline di Saint Jean, allora la carica della cavalleria sarebbe stata molto facilitata. Ma ogni battaglia ha una sua sorte e quella di Waterloo è stata molto differente da Austerlitz (5), dove all'inizio Napoleone era costretto a muoversi alla cieca per la nebbia che invadeva tutto il campo di battaglia. Poi la nebbia venne sgomberata dal sole e allora l'imperatore, avendo davanti a sé una chiara prospettiva di vallate e di colline, poté manovrare a suo piacimento, e le truppe francesi si mossero con l'eleganza di una parata. A Waterloo, dove aveva piovuto per tutta la settimana precedente, il terreno non fece in tempo ad asciugarsi e il tentativo di trascinare i cannoni più avanti finì nel fango.
A quella stessa ora, dicevamo, nel campo francese tutti sembravano tranquilli e certi della vittoria, o almeno così volevano far vedere. Napoleone era di ottimo umore, aveva scherzato con la truppa e con i marescialli. Durante la colazione, alle otto, erano stati invitati parecchi generali. Mangiando, avevano raccontato che alla vigilia Wellington era stato visto a Bruxelles, al ballo della duchessa di Somerset. E Soult, rozzo soldato con la faccia da arcivescovo, aveva commentato: «È oggi che si balla sul serio». Il primo pomeriggio, passò in rassegna la cavalleria: erano tremilacinquecento uomini, rappresentavano un fronte di un quarto di lega. Erano ventisei squadroni, appoggiati da centosei gendarmi scelti, millecentonovantasette cacciatori e lancieri della Guardia, portavano l'elmo senza criniera e la corazza in ferro battuto, le pistole di arcione nelle custodie e la lunga sciabola a spada. Durante la rivista, la banda suonò: Veillons au salut de l'Empire. Gli ussari avevano i dolmans (6) e gli stivali rossi a mille pieghe, i soldati della Garde (7) portavano i loro colbacs a fiamma, o sable taches fluttuanti. All'estrema sinistra c'erano i corazzieri di Kellermann e all'estrema destra i corazzieri di Milaud.
Napoleone guardava al binocolo i movimenti dei quadrati delle giubbe rosse. Quando si accorse che gli inglesi stavano indietreggiando, si sentì più sicuro e diede il via alla più grande carica di cavalleria mai registrata nelle storie militari.
Hugo racconta che "prima di salire per l'ultima erta, la cavalleria si trovò davanti un burrone più che una fossa, inaspettato e profondo, aperto a picco. I cavalli si impennarono, si gettavano indietro, cadevano sulla groppa agitando le quattro zampe in aria, pestando e rovesciando i cavalieri. Non c'era più modo di indietreggiare perché la colonna era diventata un proiettile e la forza acquistata per schiacciare gli inglesi, schiacciò invece i francesi. Nel burrone inesorabilmente, cavalieri e cavalli ruzzolarono dentro, triturandosi gli uni con gli altri, formando una carne sola in quel baratro. Si dice che duemila cavalli e millecinquecento uomini furono sepolti in quell'orrido luogo". I superstiti continuarono la loro carica, raggiunta la collina di Saint Jean sempre al galoppo "ventre a terra, briglie sciolte, sciabole tra i denti, pistole in pugno, attaccarono i quadrati delle giubbe rosse. Non fu più una mischia, fu una furia, un vertiginoso impeto di anime e di corazze, un uragano di spade scintillanti. In un istante, i millequattrocento dragoni e guardie si ridussero a ottocento. Ci furono dodici assalti, Ney ebbe quattro cavalli uccisi sotto di lui. La metà dei corazzieri rimase sul poggio. Questa lotta durò due ore. La carica era fallita".
La catastrofe raccontata in maniera splendida da Hugo è all'altezza della sua fama romanzesca, ma è una balla colossale. Non finirono in nessun burrone i cavalieri francesi, semplicemente furono respinti dai quadrati delle giubbe rosse, che sembravano dei porcospini che sputavano fuoco, con tutte le baionette innescate dai soldati inginocchiati nella prima fila e i fucilieri in piedi che sparavano a colpo sicuro. Le cariche non furono dodici ma cinque e sul campo di battaglia. E su tutti dominava la figura di Wellington, che Napoleone non considerava un grande generale: in mattinata aveva detto che gli avrebbe dato la lezione che si meritava. Ma ora la lezione la stava prendendo lui. Verso sera quando le sorti della battaglia erano ormai segnate, Napoleone fece un ultimo gesto, accompagnando l'estremo attacco della guardia imperiale per qualche centinaia di metri. La Garde scomparve nelle alture per qualche decina di minuti e nel campo francese qualcuno ancora sperava nel miracolo. Invece si sentì un urlo mai udito prima in tutte le battaglie napoleoniche: « La garde recule! » (8).
Quando venne la notte solo un quadrato francese resisteva. A ogni carica gli uomini del quadrato diminuivano, ma quelli che rimanevano continuavano a combattere, riuscivano sempre a rispondere con la mitraglia. Tutta l'armata inglese aveva circondato il quadrato. Un generale, secondo alcuni Colville, secondo altri Maitland, gridò loro: «Prodi francesi, arrendetevi!». Cambronne rispose con una parola sola, diventata la più celebre di tutta la storia militare francese. Hugo sostiene che questa parola era censurata e che fu lui il primo a scriverla in originale. La parola era: « Merde! ».

(pubblicato da la Repubblica il 7 giugno 2015)

(1) Il Vernacoliere = “mensile di satira, umorismo e mancanza di rispetto” pubblicato a Livorno
(2) dandy = uomo vistosamente elegante nei modi e nel vestire, oppositore della borghesia e della mediocrità da essa rappresentata; il dandismo ebbe successo nel periodo della Restaurazione francese
(3) Victor Hugo = uno dei più celebri scrittori francesi, autore di romanzi fondamentali come “Notre-Dame de Paris” e “I Miserabili” e di numerosi drammi teatrali
(4) Wellington = Arthur Wellesley, duca di Wellington, era il comandante dell’esercito inglese nella battaglia di Waterloo
(5) Austerlitz = la battaglia di Austerlitz fu una delle più grandi battaglie che videro Napoleone vincitore contro le armate russo-austriache; ebbe luogo nel 1805
(6) dolmans = il dolman era la tipica giacchetta decorata con tanti bottoni sul davanti che fungeva da divisa degli ussari, i soldati della cavalleria leggera
(7) Garde = la Guardia imperiale, un corpo di soldati scelti il cui compito era quello di proteggere Napoleone
(8) La garde recule = la guardia indietreggia